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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Il Pensiero Scientifico Editore
Series
Graffiti
Edition number
1
Publication year
2025
Number of pages
105
Position in the list
83
The Review
DIVULGATIVO, NON PERFETTO, UTILE
“[…] c’è qualcosa di straordinario nell’uso degli LLM: essi riflettono la complessità e la bellezza del linguaggio umano. Ogni parola che un LLM produce è un frammento di ciò che noi esseri umani abbiamo scritto, pensato e creato. Sebbene non comprendano il linguaggio come lo facciamo noi, gli LLM ci forniscono uno specchio di come pensiamo, ci esprimiamo e interagiamo. Il fenomeno dei Large Language Models ci rivela anche molto su come la nostra cultura e la nostra comunicazione si evolvono. Ogni interazione con questi modelli ci offre uno spunto per riflettere su come siamo influenzati dal linguaggio e su come esso si diffonda nella nostra società”.
Questo stralcio di “In che mondo vivi” è quello che mi colpì maggiormente. Acquistai il libro perché il punto di vista del prof. Quattrociocchi sull’intelligenza artificiale mi interessava: in mesi di entusiasmo generale e sfrenato per i progressi dell’intelligenza artificiale, e in particolare degli LLM, Quattrociocchi si differenziava per la volontà di stemperare gli slanci eccessivi. Nel tempo ho maturato l’impressione che per certi aspetti la sua prudenza sulle potenzialità di questi strumenti fosse troppo riduttiva delle loro man mano crescenti capacità, ma questa valutazione si è radicata per lo più nei mesi seguenti all’acquisto del libro.
Il libro di per sé intende essere una sorta di introduzione, molto sintetica, ai dati e alla data science. In pratica è una carrellata di concetti, esportati volutamente in modo divulgativo, per lo più efficacemente; spesso con qualche inserto che si propone di essere divertente, a volte riuscito, a volte meno.
Complessivamente, il libro può tornare utile per rapide consultazioni; per il profano di dati e data science, può essere un’introduzione light che aiuta a orientarsi, e magari ad accendere la curiosità del lettore, che si chiarirà poi i concetti che gli fossero risultati più complessi con ulteriori studi e letture; per il lettore meno inesperto, può comunque presentare spunti e punti di vista utili.
Un paragrafo che, per esempio, mi ha fornito spunti per approfondimenti è quello sulla modellizzazione di reti complesse, che sintetizza divulgativamente i modelli di Erdos-Renyi, Watts e Strogatz e Barabasi e Albert. Leggendo, in particolare di Barabasi e Albert, sono arrivato ad apprezzare in modo nuovo quanto concetti come arco o connessione, hub, attaccamento preferenziale possano aiutarci a definire più precisamente fenomeni economici e sociali che stanno mettendo a dura prova le nostre società e i nostri equilibri politici, e quanto questi strumenti teorici possano contribuire a aggiornare le premesse di modelli nei quali mi riconosco, ma che indubbiamente necessitano di manutenzione, come quelli alla base della teoria economica neoclassica.
Quindi, insomma, un piccolo libro che ambisce alla divulgazione e non perfetto, ma non per questo privo di utilità.
“[…] c’è qualcosa di straordinario nell’uso degli LLM: essi riflettono la complessità e la bellezza del linguaggio umano. Ogni parola che un LLM produce è un frammento di ciò che noi esseri umani abbiamo scritto, pensato e creato. Sebbene non comprendano il linguaggio come lo facciamo noi, gli LLM ci forniscono uno specchio di come pensiamo, ci esprimiamo e interagiamo. Il fenomeno dei Large Language Models ci rivela anche molto su come la nostra cultura e la nostra comunicazione si evolvono. Ogni interazione con questi modelli ci offre uno spunto per riflettere su come siamo influenzati dal linguaggio e su come esso si diffonda nella nostra società”.
Questo stralcio di “In che mondo vivi” è quello che mi colpì maggiormente. Acquistai il libro perché il punto di vista del prof. Quattrociocchi sull’intelligenza artificiale mi interessava: in mesi di entusiasmo generale e sfrenato per i progressi dell’intelligenza artificiale, e in particolare degli LLM, Quattrociocchi si differenziava per la volontà di stemperare gli slanci eccessivi. Nel tempo ho maturato l’impressione che per certi aspetti la sua prudenza sulle potenzialità di questi strumenti fosse troppo riduttiva delle loro man mano crescenti capacità, ma questa valutazione si è radicata per lo più nei mesi seguenti all’acquisto del libro.
Il libro di per sé intende essere una sorta di introduzione, molto sintetica, ai dati e alla data science. In pratica è una carrellata di concetti, esportati volutamente in modo divulgativo, per lo più efficacemente; spesso con qualche inserto che si propone di essere divertente, a volte riuscito, a volte meno.
Complessivamente, il libro può tornare utile per rapide consultazioni; per il profano di dati e data science, può essere un’introduzione light che aiuta a orientarsi, e magari ad accendere la curiosità del lettore, che si chiarirà poi i concetti che gli fossero risultati più complessi con ulteriori studi e letture; per il lettore meno inesperto, può comunque presentare spunti e punti di vista utili.
Un paragrafo che, per esempio, mi ha fornito spunti per approfondimenti è quello sulla modellizzazione di reti complesse, che sintetizza divulgativamente i modelli di Erdos-Renyi, Watts e Strogatz e Barabasi e Albert. Leggendo, in particolare di Barabasi e Albert, sono arrivato ad apprezzare in modo nuovo quanto concetti come arco o connessione, hub, attaccamento preferenziale possano aiutarci a definire più precisamente fenomeni economici e sociali che stanno mettendo a dura prova le nostre società e i nostri equilibri politici, e quanto questi strumenti teorici possano contribuire a aggiornare le premesse di modelli nei quali mi riconosco, ma che indubbiamente necessitano di manutenzione, come quelli alla base della teoria economica neoclassica.
Quindi, insomma, un piccolo libro che ambisce alla divulgazione e non perfetto, ma non per questo privo di utilità.