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Language
Italiano
Translator
Anita Rho
Publishing house
Giulio Einaudi Editore
Series
Nuova Universale Einaudi
Edition number
1
Publication year
1967
Number of pages
693
Position in the list
4
The Review
“Il romanzo che cala il sipario sulla Borghesia dell'Ottocento e prelude alla complessità, alla frantumazione e alla rottura dell'equilibrio del Novecento, un capolavoro assoluto, una lettura fondamentale”


Lessi “I Buddenbrook” da ragazzo, credo al Liceo. Uno dei primi grandi romanzi, uno dei primi grandi capolavori letterari che affrontai. Da allora, ne ho serbato un ricordo vivido.

Ricordo la qualità straordinaria della scrittura, preziosa, curatissima, di esiti felicissimi. Di questo va certamente dato merito, oltre che alla maestria somma di Thomas Mann, all'abilità della sua tradutrice dell'edizione Einaudi del 1967, Anita Rho.

Allo stesso modo, ricordo la figura di Thomas, il suo senso del dovere, il conflitto tra il compito e il ruolo da una parte e una ricerca diversa di senso e di scopo dall'altra. Ricerca, quest'ultima, sempre repressa e soffocata - come il suo amore di gioventù per Anna la fioraia - al fine di adempiere alla propria missione per la famiglia. Ricordo dunque la sua tragedia, ma una tragedia ben diversa da quelle classiche, una tragedia che si potrebbe definire anti-eroica, quasi fiacca nella sua rassegnazione. Una tragedia fatta di rovesci, anche accenni di umiliazione per il protagonista, divorato, finanche al di là dell'effettivo merito degli eventi, da una crescente ansia, da una crescente percezione di inadeguatezza personale al dovere verso la famiglia. Una tragedia che non giunge mai alla catastrofe, se non, forse, nel momento della morte, la somma ironia.

E ricordo Hanno, il piccolo Hanno, la sua diversità dal senso del dovere del padre, la sua scelta, la sua abdicazione agli obblighi verso il destino della famiglia a favore dell'Arte, della Musica, in particolare della Musica di Wagner, raccontata in pagine straordinarie per forza, potenza e poesia. Ricordo Hanno e il suo salto verso una vita altra che il padre ha sempre rifiutato, e che tuttavia porta alla fine della famiglia, nel segno della sterilità e della prematura morte.

La famiglia, dunque, che certo è l'oggetto del romanzo. La famiglia borghese, alto-borghese per la precisione. L'unità sociale alla base della fioritura economica dell'Ottocento della quale è descritta, come da sottotitolo originale dell'opera, “la decadenza”; decadenza economica, ma non solo, perchè si accompagna alla crescente insoddisfazione, ansia, infelicità dei patriarchi, nel susseguirsi delle generazioni. Ho sempre avuto la percezione che questa non fosse la storia di “una” famiglia, ma una vicenda esemplare che rappresentasse – per sineddoche – la vicenda di una classe sociale, la Borghesia che tocca l'apice e poi declina. La stessa vicenda che è anche vicenda personale, di un figlio della Borghesia che non riesce a esserne fino in fondo padre, Thomas: vicenda umana universale, a ben considerare.

Un grande romanzo tedesco, quasi una summa della Germania ottocentesca, della sua storia – vista da una libera città del Nord, facilmente riconoscibile in Lubecca – e della sua vicenda culturale, oltre che politica e sociale. Ma non solo: “I Buddenbrook” è il grande romanzo della Borghesia e della sua Decadenza, il grande romanzo che a inizio Novecento, alla vigilia di trasformazioni immense, chiude l'Ottocento, i suoi splendori, i suoi successi, conduce dal lineare al complesso, dal semplice al frantumato, nel presagio della rottura dell'equilibrio interno agli uomini; rottura che si riverserà, nel Novecento incipiente, su tutto, all'esterno.

Un capolavoro assoluto, una lettura fondamentale.
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