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Book
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Language
Italiano
Translator
Marco Cedric Farinelli
Publishing house
Kleiner Flug
Edition number
1
Publication year
2018
Number of pages
210
Position in the list
34
The Review
“Un piccolo gioiello, immancabile nella biblioteca degli appassionati di Storia, e dunque di Roma antica”
Roma antica è una sorta di mito, una passione speciale per quasi tutti, non solo per i cultori di Storia. La grandezza della sua vicenda è una delle massime epopee umane, e Roma è la forza, la potenza, la grandiosità, lo splendore per antonomasia. Tutto questo è nato in un punto ben preciso del globo, si è irradiato da una singola città, “la” Città, l’Urbe.
E dunque, l’ammirazione per la storia di Roma porta a un’affezione particolare per la città, per i monumenti e le rovine che a oltre mille e cinquecento anni di distanza restano superbi, esaltati da una cornice stupenda anche per ciò che è venuto dopo, certo. Ma l’affezione è anzitutto verso un’ “idea”, quella di Roma al culmine del suo splendore, la città con oltre un milione di abitanti multietnica, cosmopolita, abbagliante nella sua gloria, inarrivabile nella sua forza. Una Roma colta, quindi, in epoca imperiale, quando ormai tutti i monumenti sono al loro posto, l’estensione è massima, il declino non ha ancora intaccato templi, terme, archi, colonne. Quasi un archetipo platonico più che una precisa realtà storica, che tende a fondere la potenza d’epoca traianea con l’assetto urbanistico d’epoca costantiniana.
E questa “idea” di Roma è stata concretizzata in alcune rappresentazioni. La più nota, che - ricordo - mi affascinò profondamente da bambino, quando ne vidi una fotografia credo nel sussidiario delle elementari, è il plastico di Roma Imperiale di Italo Gismondi, quello che è stato esposto per decenni al Museo della Civiltà Romana.
“Nella Roma dei Cesari”, di Gilles Chaillet, si inserisce di diritto tra queste rappresentazioni dell’ “idea” di Roma: l’opera è un atto d’amore per Roma antica. Lo scrive lo stesso autore, noto disegnatore fumettista: “mai avrei potuto portare a termine questa mia utopistica impresa di fare rivivere Roma casa per casa. [...] Sono stati loro [antichi scrittori, archeologi e storici di ogni secolo] a permettermi di realizzare questo sogno un po’ folle germinato nella testa di un ragazzino di dieci anni: ricostruire Roma nel momento del suo massimo splendore, allo stato delle nostre attuali conoscenze”. Due sono le componenti di "Nella Roma dei Cesari": la riproduzione grafica di tutta Roma, attraverso tavole panoramiche a volo d’uccello, quale doveva apparire all’incirca all’epoca di Costantino (sono in realtà presenti anche alcuni monumenti seguenti), e il racconto di alcune giornate di un personaggio d’invenzione, un forestiero a Roma nell’anno 314 per un’importante missione politica, che permettono all’autore di raccontare la città in tutti i suoi quartieri, renderne atmosfere, situazioni, caratteri. Oltre alle tavole sono presenti fotografie dell’autore stesso scattate nella Roma contemporanea e altre splendide illustrazioni, sempre di sua mano.
Un lavoro suggestivo e toccante, che ancor più scolpirà nel lettore quell’ “idea” di Roma antica. Non so se e quanto ciò che è mostrato sia preciso e accurato: credo che sia frutto di grande passione, ricerca, studio dell’autore, e che al contempo sia una riproduzione non pienamente realistica, anche al di là delle inevitabili lacune nella nostra conoscenza, perché nelle tavole tutto è perfetto, e bellissimo, e presente nello stesso istante, mentre alcuni monumenti probabilmente avevano superato il loro momento di miglior forma e manutenzione quando altri erano ancora da costruire, e forse i giardini non sono mai stati tutti insieme così rigogliosi e precisi, e le strade così ben pavimentate, e i tetti così ordinati. Ma questo è anzitutto un atto d’amore per un’ “idea”, quella sì esistita ed esistente non meno delle pietre e delle statue.
I disegni sono bellissimi, il tratto preciso, i colori vividi e allegri. Il testo si lascia leggere con grande fluidità e piacevolezza, ed è assai efficace nel rendere le sensazioni, le atmosfere. Un libro che è quasi una porta attraverso le epoche, che proietta il lettore nel primo IV secolo, negli anni di Costantino imperatore, giusto in tempo per cogliere l’ultimo bagliore della Roma classica, negli ultimi istanti prima che le chiese sostituiscano i templi, che gli antichi dei inizino a svanire, subito prima, insomma, che inizi un’altra storia. Che questa sia la volontà dell’autore e la sua interpretazione di quel momento storico è esplicito.
Un libro che non può mancare nella biblioteca di qualsiasi appassionato di Storia, e dunque appassionato di Roma antica. Anche un ottimo regalo per un ragazzo o un bambino, che passeranno ore sulle sue pagine, ad aggirarsi stupiti e incantati per le strade di Roma, genetrix hominum genetrixque deorum, Regina pulcherrima mundi.
Roma antica è una sorta di mito, una passione speciale per quasi tutti, non solo per i cultori di Storia. La grandezza della sua vicenda è una delle massime epopee umane, e Roma è la forza, la potenza, la grandiosità, lo splendore per antonomasia. Tutto questo è nato in un punto ben preciso del globo, si è irradiato da una singola città, “la” Città, l’Urbe.
E dunque, l’ammirazione per la storia di Roma porta a un’affezione particolare per la città, per i monumenti e le rovine che a oltre mille e cinquecento anni di distanza restano superbi, esaltati da una cornice stupenda anche per ciò che è venuto dopo, certo. Ma l’affezione è anzitutto verso un’ “idea”, quella di Roma al culmine del suo splendore, la città con oltre un milione di abitanti multietnica, cosmopolita, abbagliante nella sua gloria, inarrivabile nella sua forza. Una Roma colta, quindi, in epoca imperiale, quando ormai tutti i monumenti sono al loro posto, l’estensione è massima, il declino non ha ancora intaccato templi, terme, archi, colonne. Quasi un archetipo platonico più che una precisa realtà storica, che tende a fondere la potenza d’epoca traianea con l’assetto urbanistico d’epoca costantiniana.
E questa “idea” di Roma è stata concretizzata in alcune rappresentazioni. La più nota, che - ricordo - mi affascinò profondamente da bambino, quando ne vidi una fotografia credo nel sussidiario delle elementari, è il plastico di Roma Imperiale di Italo Gismondi, quello che è stato esposto per decenni al Museo della Civiltà Romana.
“Nella Roma dei Cesari”, di Gilles Chaillet, si inserisce di diritto tra queste rappresentazioni dell’ “idea” di Roma: l’opera è un atto d’amore per Roma antica. Lo scrive lo stesso autore, noto disegnatore fumettista: “mai avrei potuto portare a termine questa mia utopistica impresa di fare rivivere Roma casa per casa. [...] Sono stati loro [antichi scrittori, archeologi e storici di ogni secolo] a permettermi di realizzare questo sogno un po’ folle germinato nella testa di un ragazzino di dieci anni: ricostruire Roma nel momento del suo massimo splendore, allo stato delle nostre attuali conoscenze”. Due sono le componenti di "Nella Roma dei Cesari": la riproduzione grafica di tutta Roma, attraverso tavole panoramiche a volo d’uccello, quale doveva apparire all’incirca all’epoca di Costantino (sono in realtà presenti anche alcuni monumenti seguenti), e il racconto di alcune giornate di un personaggio d’invenzione, un forestiero a Roma nell’anno 314 per un’importante missione politica, che permettono all’autore di raccontare la città in tutti i suoi quartieri, renderne atmosfere, situazioni, caratteri. Oltre alle tavole sono presenti fotografie dell’autore stesso scattate nella Roma contemporanea e altre splendide illustrazioni, sempre di sua mano.
Un lavoro suggestivo e toccante, che ancor più scolpirà nel lettore quell’ “idea” di Roma antica. Non so se e quanto ciò che è mostrato sia preciso e accurato: credo che sia frutto di grande passione, ricerca, studio dell’autore, e che al contempo sia una riproduzione non pienamente realistica, anche al di là delle inevitabili lacune nella nostra conoscenza, perché nelle tavole tutto è perfetto, e bellissimo, e presente nello stesso istante, mentre alcuni monumenti probabilmente avevano superato il loro momento di miglior forma e manutenzione quando altri erano ancora da costruire, e forse i giardini non sono mai stati tutti insieme così rigogliosi e precisi, e le strade così ben pavimentate, e i tetti così ordinati. Ma questo è anzitutto un atto d’amore per un’ “idea”, quella sì esistita ed esistente non meno delle pietre e delle statue.
I disegni sono bellissimi, il tratto preciso, i colori vividi e allegri. Il testo si lascia leggere con grande fluidità e piacevolezza, ed è assai efficace nel rendere le sensazioni, le atmosfere. Un libro che è quasi una porta attraverso le epoche, che proietta il lettore nel primo IV secolo, negli anni di Costantino imperatore, giusto in tempo per cogliere l’ultimo bagliore della Roma classica, negli ultimi istanti prima che le chiese sostituiscano i templi, che gli antichi dei inizino a svanire, subito prima, insomma, che inizi un’altra storia. Che questa sia la volontà dell’autore e la sua interpretazione di quel momento storico è esplicito.
Un libro che non può mancare nella biblioteca di qualsiasi appassionato di Storia, e dunque appassionato di Roma antica. Anche un ottimo regalo per un ragazzo o un bambino, che passeranno ore sulle sue pagine, ad aggirarsi stupiti e incantati per le strade di Roma, genetrix hominum genetrixque deorum, Regina pulcherrima mundi.