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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Adelphi
Series
Piccola Biblioteca
Edition number
4
Publication year
2017
Number of pages
207
Position in the list
13
The Review
2 voted this review
"Lettura fondamentale: raccomandatissimo!"
Era, mi sembra di ricordare, il 1996, o forse il 1997, quando mi resi pienamente conto che non mi era chiaro come funzionasse il tempo. Se ne parlava con alcuni compagni di classe, in gita, davanti a un piatto di pasta al pomodoro, o almeno così mi sembra di ricordare. Il quesito era: come funziona il movimento? Se una cosa, nel presente, nell'attimo presente, sta qui, come fa a un certo punto ad arrivare lì? Se il presente è un istante senza estensione, e il tempo una successione infinita di istanti senza estensione, come è possibile che da un istante all'altro la posizione del corpo in movimento cambi? Che la posizione del suo essere "scatti", come tra i fotogrammi di un film? D'altra parte, come potrebbe il presente avere estensione, dato che nel presente dovrebbe esserci un pezzettino che ancora non esiste (un pezzettino di futuro) e uno che non esiste più (il passato), che pure verrebbero definiti "presente", senza esserlo? Se il presente ha estensione, come può essere davvero e solo puro "presente"?
Più o meno in quegli anni, o forse poco dopo, al massimo nel 1998, mi imbattei nel celebre dubbio di Sant'Agostino sul tempo ("Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so", Confessioni, XI, 14) e nelle sue affascinanti considerazioni a riguardo.
Ebbene, questo libro è un libro che cerca di rispondere alla domanda di Agostino, così come alla mia incertezza sul funzionamento del tempo. Ci riesce?
Non del tutto, e non per limiti dell'autore, ma perchè, ancora, non abbiamo davvero trovato una spiegazione del tempo. L'autore lo sa, e non lo nega.
Carlo Rovelli conduce però con grande efficacia divulgativa il lettore attraverso quello che abbiamo capito del tempo, per le ipotesi oggi condivise nella comunità scientifica così come per quelle più discusse. Il percorso è sulla frontiera della fisica contemporanea, tratta di teoria della relatività e ancor più di teorie quantistiche, ma Rovelli trova le parole per tenere agganciato il lettore, permettergli almeno di intuire l'idea che sta alla base di modelli teorici che ovviamente non vengono dimostrati nè enunciati nei loro dettagli. Il lettore deve fidarsi che quanto raccontato da Rovelli sia il "succo" delle teorie, ma l'autore sa guadagnarsi la fiducia che occorre, e non solo per mezzo dell'insigne curriculum, ma anche per la chiarezza della lingua, degli esempi, delle similitudini, e la schiettezza con la quale non di rado riconosce limiti e incertezze delle ipotesi che sta raccontando ("sono certo che questa sia la giusta descrizione del mondo? Non lo sono"). L'autore, inoltre, attento a non perdere il lettore nella terra incognita attraverso la quale lo sta guidando, propone, in alcuni passaggi salienti, riassunti brevi e molto chiari del percorso fin lì seguito dalla narrazione, nei quali ripercorre i paletti man mano piantati nel terreno, per poi riprendere a procedere ed avanzare verso ulteriori comprensioni e disvelamenti.
Come già in "Sette Brevi Lezioni di Fisica", la lingua italiana di Rovelli è bellissima: armoniosa, poetica, piena di immagini, similitudini, analogie e suggestioni, eppure chiara, efficace. Non è una lingua scarna, ma non è neppure una lingua dispersiva: si lascia sempre seguire con semplicità, anzi, è essa stessa che abbranca il lettore, ammaliandolo ma senza stordirlo, ne aguzza l'intelletto, ne stimola la meraviglia e se lo porta dietro nel suo viaggio nel grande mistero del tempo. Qualche frase sembra poesia ("Il mondo è cambiamento. [...] Le cose non "sono": accadono"; "La visione della realtà è il delirio collettivo che abbiamo organizzato, si è evoluto, ed è risultato abbastanza efficace per portarci almeno fino a qui. Gli strumenti che abbiamo trovato per gestirlo e accudirlo sono stati molti, e la ragione si è rivelata fra i migliori. E' preziosa"; "...quello che noi siamo: esseri fatti di tempo").
I capitoli sono introdotti da citazioni letterarie, un miracolo di grazia che dialoga con gli argomenti trattati, quasi tutte tratte dalle Odi di Orazio, nella preziosa traduzione di Giulio Galetto. Un filo d'oro intrecciato a un tessuto già raffinato e pregiato.
Rovelli è persona colta, non limitata al suo specifico ambito di studio nè meramente erudita: riesce con leggerezza a portare nel racconto anche filosofi e letterati, e non per divagazioni fuori fuoco, bensì esattamente per parlare del tempo, dei temi che servono a trattare l'oggetto del racconto, della fisica. Il titolo stesso, "L'ordine del tempo", è una citazione di un minuscolo frammento tramandato fino a noi degli scritti di Anassimandro, il filosofo presocratico cui Rovelli ha dedicato un altro libro, considerandolo "il primo scienziato": <<Le cose si trasformano l'una nell'altra secondo necessità e si rendono giustizia secondo l'ordine del tempo>>. E' bello leggere un libro che parla di fisica e trovarci Anassimandro e Agostino, Cartesio e Heidegger. E' bello ma non bizzarro, perchè la fisica, e certamente la fisica che si occupa del tempo, è filosofia. Lo è sempre stata, con Galileo, con Newton, con Einstein, certamente lo è con la fisica del XXI secolo.
E le intuizioni (non si possono chiamare "conclusioni", perchè di certezze ancora non se ne vedono) cui il libro ci conduce sono prettamente filosofiche. Rovelli ci dice che, oggi, ci pare che il tempo viva in noi, nel soggetto che lo percepisce, perchè tra i componenti elementari dell'universo il tempo sembra svanire, diventare irriconoscibile, indistinguibile, mentre salendo dalle componenti elementari alla dimensione della nostra percezione è proprio la nostra percezione, legata tra l'altro a doppio filo alla misurazione dell'entropia, a "vedere" la freccia del tempo. Ma, per quello che ne capiamo oggi, il nostro "tempo" è una percezione in fondo non troppo diversa dalla percezione della rotazione del Sole intorno alla Terra o della piattezza del pianeta ove viviamo: percezioni tanto forti, che sembrano così vere, ma che sappiamo essere delle rappresentazioni non corrette della realtà ("Forse, quindi, il fluire del tempo non è una caratteristica dell'universo: come il roteare della volta stellata, è la prospettiva particolare dall'angolo di mondo a cui apparteniamo").
Abbiamo in realtà imparato delle cose, con ragionevole certezza, ci dice Rovelli. Ad esempio, ormai non ci sono dubbi tra gli scienziati che la visione newtoniana del tempo e dello spazio, due assoluti che creano la tela sulla quale si dipinge il mondo, esistenti (anzi: preesistenti) senza essere influenzati da nulla, le cui estensioni sono sempre le medesime, ovunque e comunque, beh questa gloriosa visione che dalla fine del XVII secolo ha informato di sè l'Occidente non sia corretta. Nè lo spazio nè il tempo sono dimensioni assolute. Per quanto riguarda il tempo, fin dal XX secolo sappiamo che non scorre ovunque allo stesso modo, che scorre in modo diverso se si sta vicini o lontani da una massa gravitazionale, per esempio, o se ci si muove più o meno velocemente; che un qualcosa come un "istante presente" che è il medesimo in tutto l'universo, semplicemente, non esiste, che il presente, insomma, è un concetto valido al più localmente, e che ciò che è nel passato di un luogo (meglio ancora: di un "presente") può ancora essere nel futuro di un altro luogo (rectius: del "presente" di un altrove). Tutto questo è semplicemente sconvolgente, per la nostra forma mentis consolidata nei secoli: non è ancora pienamente arrivato alla cultura popolare, ma – io credo – ha già profonde, crescenti influenze sullo spirito della cultura e della società. Piuttosto destabilizzanti.
Dal libro si comprende quindi che abbiamo cominciato a capire cosa il tempo non è, siamo avanti con la pars destruens, ma le cose sono molto meno chiare e certe sulla pars construens. Qui entra in gioco la quantistica, il suo mondo di probabilità e eventi, più che di "cose", articolata in teorie sul tempo che non sono ancora pacifiche (anzi, sembra che siamo ancora piuttosto distanti...). Devo dire che anche la mirabile lettura di questo Rovelli mi ha rafforzato una sensazione che provo da qualche tempo: le nostre teorie contemporanee descrivono certamente la realtà (concetto che già di per sè merita definizioni non scontate) meglio delle teorie di cento o duecento anni fa, ma ne mancano degli aspetti essenziali. La complicazione, anzitutto concettuale, delle teorie quantistiche mi ricorda le sfere armillari più raffinate: rendevano effettivamente conto dell'universo osservabile secondo le teorie tolemaiche, con la Terra al centro e i corpi celesti che le ruotavano intorno, ma erano complicate, molto complicate, giacchè una versione semplice ed elegante di Tolomeo non era compatibile con le osservazioni, e dunque bisognava complicare la teoria, intricare la meccanica, perchè quella visione del mondo continuasse a essere confermata dalle osservazioni di natura. Ecco, a me la grande complessità delle teorie sul tempo che si approfondiscono oggi ricordano questa situazione. La complessità è figlia di qualcosa di centrale che è sbagliato? Arriverà un Copernico a portare al contempo una rivoluzione e la semplicità?
Io raccomando moltissimo questo libro, non perchè offra delle risposte, ma perchè smonta quelle un po' pigre che forse noi lettori tardo-newtoniani ci davamo, perchè è scritto meravigliosamente, perchè è colto nel senso più alto, perchè risveglia la capacità di stupirci e di farci delle domande, perchè tocca filosoficamente dei temi fondamentali, senza fermarsi neppure di fronte a quello che dell'interesse per il tempo è la segreta causa: la morte, perchè affronta tutto questo con lo stupore e la meraviglia e la gioia propri di chi scopre il mondo, anche se ancora non lo conosce tutto e non lo comprende interamente, che è poi l'atteggiamento del bambino, quel fanciullino che una parte di noi sempre rimpiange nostalgica, non ancora corroso dall'abitudine, dal cinismo, dall'angoscia. E' un libro dell'uomo che vuole capire, che scopre, che ama il mondo e la vita, che non ha paura. E' la parte migliore di noi messa per iscritto.
Era, mi sembra di ricordare, il 1996, o forse il 1997, quando mi resi pienamente conto che non mi era chiaro come funzionasse il tempo. Se ne parlava con alcuni compagni di classe, in gita, davanti a un piatto di pasta al pomodoro, o almeno così mi sembra di ricordare. Il quesito era: come funziona il movimento? Se una cosa, nel presente, nell'attimo presente, sta qui, come fa a un certo punto ad arrivare lì? Se il presente è un istante senza estensione, e il tempo una successione infinita di istanti senza estensione, come è possibile che da un istante all'altro la posizione del corpo in movimento cambi? Che la posizione del suo essere "scatti", come tra i fotogrammi di un film? D'altra parte, come potrebbe il presente avere estensione, dato che nel presente dovrebbe esserci un pezzettino che ancora non esiste (un pezzettino di futuro) e uno che non esiste più (il passato), che pure verrebbero definiti "presente", senza esserlo? Se il presente ha estensione, come può essere davvero e solo puro "presente"?
Più o meno in quegli anni, o forse poco dopo, al massimo nel 1998, mi imbattei nel celebre dubbio di Sant'Agostino sul tempo ("Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so", Confessioni, XI, 14) e nelle sue affascinanti considerazioni a riguardo.
Ebbene, questo libro è un libro che cerca di rispondere alla domanda di Agostino, così come alla mia incertezza sul funzionamento del tempo. Ci riesce?
Non del tutto, e non per limiti dell'autore, ma perchè, ancora, non abbiamo davvero trovato una spiegazione del tempo. L'autore lo sa, e non lo nega.
Carlo Rovelli conduce però con grande efficacia divulgativa il lettore attraverso quello che abbiamo capito del tempo, per le ipotesi oggi condivise nella comunità scientifica così come per quelle più discusse. Il percorso è sulla frontiera della fisica contemporanea, tratta di teoria della relatività e ancor più di teorie quantistiche, ma Rovelli trova le parole per tenere agganciato il lettore, permettergli almeno di intuire l'idea che sta alla base di modelli teorici che ovviamente non vengono dimostrati nè enunciati nei loro dettagli. Il lettore deve fidarsi che quanto raccontato da Rovelli sia il "succo" delle teorie, ma l'autore sa guadagnarsi la fiducia che occorre, e non solo per mezzo dell'insigne curriculum, ma anche per la chiarezza della lingua, degli esempi, delle similitudini, e la schiettezza con la quale non di rado riconosce limiti e incertezze delle ipotesi che sta raccontando ("sono certo che questa sia la giusta descrizione del mondo? Non lo sono"). L'autore, inoltre, attento a non perdere il lettore nella terra incognita attraverso la quale lo sta guidando, propone, in alcuni passaggi salienti, riassunti brevi e molto chiari del percorso fin lì seguito dalla narrazione, nei quali ripercorre i paletti man mano piantati nel terreno, per poi riprendere a procedere ed avanzare verso ulteriori comprensioni e disvelamenti.
Come già in "Sette Brevi Lezioni di Fisica", la lingua italiana di Rovelli è bellissima: armoniosa, poetica, piena di immagini, similitudini, analogie e suggestioni, eppure chiara, efficace. Non è una lingua scarna, ma non è neppure una lingua dispersiva: si lascia sempre seguire con semplicità, anzi, è essa stessa che abbranca il lettore, ammaliandolo ma senza stordirlo, ne aguzza l'intelletto, ne stimola la meraviglia e se lo porta dietro nel suo viaggio nel grande mistero del tempo. Qualche frase sembra poesia ("Il mondo è cambiamento. [...] Le cose non "sono": accadono"; "La visione della realtà è il delirio collettivo che abbiamo organizzato, si è evoluto, ed è risultato abbastanza efficace per portarci almeno fino a qui. Gli strumenti che abbiamo trovato per gestirlo e accudirlo sono stati molti, e la ragione si è rivelata fra i migliori. E' preziosa"; "...quello che noi siamo: esseri fatti di tempo").
I capitoli sono introdotti da citazioni letterarie, un miracolo di grazia che dialoga con gli argomenti trattati, quasi tutte tratte dalle Odi di Orazio, nella preziosa traduzione di Giulio Galetto. Un filo d'oro intrecciato a un tessuto già raffinato e pregiato.
Rovelli è persona colta, non limitata al suo specifico ambito di studio nè meramente erudita: riesce con leggerezza a portare nel racconto anche filosofi e letterati, e non per divagazioni fuori fuoco, bensì esattamente per parlare del tempo, dei temi che servono a trattare l'oggetto del racconto, della fisica. Il titolo stesso, "L'ordine del tempo", è una citazione di un minuscolo frammento tramandato fino a noi degli scritti di Anassimandro, il filosofo presocratico cui Rovelli ha dedicato un altro libro, considerandolo "il primo scienziato": <<Le cose si trasformano l'una nell'altra secondo necessità e si rendono giustizia secondo l'ordine del tempo>>. E' bello leggere un libro che parla di fisica e trovarci Anassimandro e Agostino, Cartesio e Heidegger. E' bello ma non bizzarro, perchè la fisica, e certamente la fisica che si occupa del tempo, è filosofia. Lo è sempre stata, con Galileo, con Newton, con Einstein, certamente lo è con la fisica del XXI secolo.
E le intuizioni (non si possono chiamare "conclusioni", perchè di certezze ancora non se ne vedono) cui il libro ci conduce sono prettamente filosofiche. Rovelli ci dice che, oggi, ci pare che il tempo viva in noi, nel soggetto che lo percepisce, perchè tra i componenti elementari dell'universo il tempo sembra svanire, diventare irriconoscibile, indistinguibile, mentre salendo dalle componenti elementari alla dimensione della nostra percezione è proprio la nostra percezione, legata tra l'altro a doppio filo alla misurazione dell'entropia, a "vedere" la freccia del tempo. Ma, per quello che ne capiamo oggi, il nostro "tempo" è una percezione in fondo non troppo diversa dalla percezione della rotazione del Sole intorno alla Terra o della piattezza del pianeta ove viviamo: percezioni tanto forti, che sembrano così vere, ma che sappiamo essere delle rappresentazioni non corrette della realtà ("Forse, quindi, il fluire del tempo non è una caratteristica dell'universo: come il roteare della volta stellata, è la prospettiva particolare dall'angolo di mondo a cui apparteniamo").
Abbiamo in realtà imparato delle cose, con ragionevole certezza, ci dice Rovelli. Ad esempio, ormai non ci sono dubbi tra gli scienziati che la visione newtoniana del tempo e dello spazio, due assoluti che creano la tela sulla quale si dipinge il mondo, esistenti (anzi: preesistenti) senza essere influenzati da nulla, le cui estensioni sono sempre le medesime, ovunque e comunque, beh questa gloriosa visione che dalla fine del XVII secolo ha informato di sè l'Occidente non sia corretta. Nè lo spazio nè il tempo sono dimensioni assolute. Per quanto riguarda il tempo, fin dal XX secolo sappiamo che non scorre ovunque allo stesso modo, che scorre in modo diverso se si sta vicini o lontani da una massa gravitazionale, per esempio, o se ci si muove più o meno velocemente; che un qualcosa come un "istante presente" che è il medesimo in tutto l'universo, semplicemente, non esiste, che il presente, insomma, è un concetto valido al più localmente, e che ciò che è nel passato di un luogo (meglio ancora: di un "presente") può ancora essere nel futuro di un altro luogo (rectius: del "presente" di un altrove). Tutto questo è semplicemente sconvolgente, per la nostra forma mentis consolidata nei secoli: non è ancora pienamente arrivato alla cultura popolare, ma – io credo – ha già profonde, crescenti influenze sullo spirito della cultura e della società. Piuttosto destabilizzanti.
Dal libro si comprende quindi che abbiamo cominciato a capire cosa il tempo non è, siamo avanti con la pars destruens, ma le cose sono molto meno chiare e certe sulla pars construens. Qui entra in gioco la quantistica, il suo mondo di probabilità e eventi, più che di "cose", articolata in teorie sul tempo che non sono ancora pacifiche (anzi, sembra che siamo ancora piuttosto distanti...). Devo dire che anche la mirabile lettura di questo Rovelli mi ha rafforzato una sensazione che provo da qualche tempo: le nostre teorie contemporanee descrivono certamente la realtà (concetto che già di per sè merita definizioni non scontate) meglio delle teorie di cento o duecento anni fa, ma ne mancano degli aspetti essenziali. La complicazione, anzitutto concettuale, delle teorie quantistiche mi ricorda le sfere armillari più raffinate: rendevano effettivamente conto dell'universo osservabile secondo le teorie tolemaiche, con la Terra al centro e i corpi celesti che le ruotavano intorno, ma erano complicate, molto complicate, giacchè una versione semplice ed elegante di Tolomeo non era compatibile con le osservazioni, e dunque bisognava complicare la teoria, intricare la meccanica, perchè quella visione del mondo continuasse a essere confermata dalle osservazioni di natura. Ecco, a me la grande complessità delle teorie sul tempo che si approfondiscono oggi ricordano questa situazione. La complessità è figlia di qualcosa di centrale che è sbagliato? Arriverà un Copernico a portare al contempo una rivoluzione e la semplicità?
Io raccomando moltissimo questo libro, non perchè offra delle risposte, ma perchè smonta quelle un po' pigre che forse noi lettori tardo-newtoniani ci davamo, perchè è scritto meravigliosamente, perchè è colto nel senso più alto, perchè risveglia la capacità di stupirci e di farci delle domande, perchè tocca filosoficamente dei temi fondamentali, senza fermarsi neppure di fronte a quello che dell'interesse per il tempo è la segreta causa: la morte, perchè affronta tutto questo con lo stupore e la meraviglia e la gioia propri di chi scopre il mondo, anche se ancora non lo conosce tutto e non lo comprende interamente, che è poi l'atteggiamento del bambino, quel fanciullino che una parte di noi sempre rimpiange nostalgica, non ancora corroso dall'abitudine, dal cinismo, dall'angoscia. E' un libro dell'uomo che vuole capire, che scopre, che ama il mondo e la vita, che non ha paura. E' la parte migliore di noi messa per iscritto.