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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli Editore
Edition number
1
Publication year
1983
Number of pages
416
Position in the list
8
The Review
"Una categoria inedita nell’interpretazione dell’Italia post–8 Settembre"
Parte di un’opera storiografica fondamentale nella cultura italiana del secondo Novecento, questo volume tratta di un lasso di tempo breve e tragico della storia italiana, quello tra l’8 settembre 1943 e il 9 maggio 1946, nel corso del quale il fronte tra Alleati e Tedeschi divise il Paese, strazi e stragi ne massacrarono la popolazione e le città, la monarchia sabauda si avviò verso la sua fine, si radicarono tra gli italiani divisioni profondissime che sono durate poi per almeno due generazioni.
Il grosso del libro è scritto da Mario Cervi, ed è scritto bene: la lettura è sempre agevole ma il testo mai banale, la narrazione scorre rapida ma non superficiale. La conoscenza della materia è salda, e non stupisce, perché Cervi, come Montanelli, furono contemporanei e partecipi di quanto narrato. Pur essendo, quindi, per lo più opera di Cervi, questo volume è certamente all’altezza di quelli, appartenenti alla medesima opera, scritti dal solo Montanelli e da Montanelli e Gervaso.
Quanto ai contenuti, è significativo, come anche ricordato nella “Avvertenza” iniziale a firma di Montanelli, il titolo scelto, che rispecchia lo svolgimento. Questo volume, anche per la sua diffusione, è certamente un passaggio importante, nella storiografia e nell’autocoscienza italiana. Nel 1983, quando il volume venne pubblicato, la versione che il discorso pubblico presentava della seconda guerra mondiale era quella di una guerra vinta dall’Italia, grazie alla Resistenza. I partigiani erano tanti e tutti buoni, i fascisti erano pochi, totalmente isolati nel Paese e tutti efferati. Questa verità quasi “ufficiale” aveva tanti aspetti di comodo, ed era cosa nota, ma che a fatica entrava nel discorso pubblico. Montanelli e Cervi non scrissero di certo un'opera filofascista o antipatizzante verso il CLN, ma in un certo senso gridarono fin dal titolo che il re era nudo, che quanto avvenuto in Italia dopo l’8 settembre aveva anche le caratteristiche della guerra civile, che le scelte e i destini individuali erano spesso finiti da una parte o dall’altra per casualità e contingenze, che la guerra era stata vinta dagli Alleati, non certo da una solitaria Resistenza, che la Resistenza aveva anche compiuto atti di cui aveva poco da andare fiera. A questo proposito, è significativo quanto toccò al capitolo su via Rasella, la strage avvenuta a Roma di territoriali altoatesini, ad opera di partigiani dei GAP, dalla quale scaturirono le Fosse Ardeatine. Ho letto il libro nella I edizione, in cui emergono le pesanti ombre sull’operato dei GAP. A seguito di un’azione giudiziaria, nelle edizioni seguenti gli autori dovettero modificare il testo. E il giudice ordinò il sequestro di quella medesima edizione che ho avuto la ventura di leggere.
Se oggi anche il discorso pubblico sugli anni finali della seconda guerra mondiale riconosce che la realtà era più simile a una guerra civile, feroce, tra minoranze, mentre il grosso della popolazione cercava di sopravvivere, e che l’Italia venne infine liberata grazie principalmente agli Alleati, il merito è anche – in parte non trascurabile – di Indro Montanelli e Mario Cervi.
Parte di un’opera storiografica fondamentale nella cultura italiana del secondo Novecento, questo volume tratta di un lasso di tempo breve e tragico della storia italiana, quello tra l’8 settembre 1943 e il 9 maggio 1946, nel corso del quale il fronte tra Alleati e Tedeschi divise il Paese, strazi e stragi ne massacrarono la popolazione e le città, la monarchia sabauda si avviò verso la sua fine, si radicarono tra gli italiani divisioni profondissime che sono durate poi per almeno due generazioni.
Il grosso del libro è scritto da Mario Cervi, ed è scritto bene: la lettura è sempre agevole ma il testo mai banale, la narrazione scorre rapida ma non superficiale. La conoscenza della materia è salda, e non stupisce, perché Cervi, come Montanelli, furono contemporanei e partecipi di quanto narrato. Pur essendo, quindi, per lo più opera di Cervi, questo volume è certamente all’altezza di quelli, appartenenti alla medesima opera, scritti dal solo Montanelli e da Montanelli e Gervaso.
Quanto ai contenuti, è significativo, come anche ricordato nella “Avvertenza” iniziale a firma di Montanelli, il titolo scelto, che rispecchia lo svolgimento. Questo volume, anche per la sua diffusione, è certamente un passaggio importante, nella storiografia e nell’autocoscienza italiana. Nel 1983, quando il volume venne pubblicato, la versione che il discorso pubblico presentava della seconda guerra mondiale era quella di una guerra vinta dall’Italia, grazie alla Resistenza. I partigiani erano tanti e tutti buoni, i fascisti erano pochi, totalmente isolati nel Paese e tutti efferati. Questa verità quasi “ufficiale” aveva tanti aspetti di comodo, ed era cosa nota, ma che a fatica entrava nel discorso pubblico. Montanelli e Cervi non scrissero di certo un'opera filofascista o antipatizzante verso il CLN, ma in un certo senso gridarono fin dal titolo che il re era nudo, che quanto avvenuto in Italia dopo l’8 settembre aveva anche le caratteristiche della guerra civile, che le scelte e i destini individuali erano spesso finiti da una parte o dall’altra per casualità e contingenze, che la guerra era stata vinta dagli Alleati, non certo da una solitaria Resistenza, che la Resistenza aveva anche compiuto atti di cui aveva poco da andare fiera. A questo proposito, è significativo quanto toccò al capitolo su via Rasella, la strage avvenuta a Roma di territoriali altoatesini, ad opera di partigiani dei GAP, dalla quale scaturirono le Fosse Ardeatine. Ho letto il libro nella I edizione, in cui emergono le pesanti ombre sull’operato dei GAP. A seguito di un’azione giudiziaria, nelle edizioni seguenti gli autori dovettero modificare il testo. E il giudice ordinò il sequestro di quella medesima edizione che ho avuto la ventura di leggere.
Se oggi anche il discorso pubblico sugli anni finali della seconda guerra mondiale riconosce che la realtà era più simile a una guerra civile, feroce, tra minoranze, mentre il grosso della popolazione cercava di sopravvivere, e che l’Italia venne infine liberata grazie principalmente agli Alleati, il merito è anche – in parte non trascurabile – di Indro Montanelli e Mario Cervi.