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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli Editore
Edition number
8
Publication year
1971
Number of pages
702
Position in the list
16
The Review
"Imparare molto su un'epoca di cui, spesso, si sa poco"


"L'Italia del Settecento" è forse uno dei volumi più ambiziosi della "Storia d'Italia" di Indro Montanelli. Il Settecento, infatti, è un secolo non facile da raccontare, con la sua complicatissima storia politica fatta di giochi dinastici, guerre, continui cambiamenti di fronte su scala europea, in un'epoca nella quale la Penisola era frammentata in numerosi stati e staterelli.

L'opera riesce a seguire il filo della storia di tutte queste realtà, rendendone spesso la narrazione piacevole e interessante. E già questo è un risultato non trascurabile.

Non si ferma però qui: la società e soprattutto la cultura del tempo vengono raccontate ampiamente e approfonditamente, non limitandosi alle manifestazioni italiane, ma con un efficace inquadramento europeo, in particolare tramite un eccellente capitolo su Voltaire e Rousseau. A questo proposito, va segnalato che Montanelli e Gervaso stanno interamente dalla parte di Voltaire, della sua moderata, razionale tolleranza, della sua preferenza per le riforme, della sua avversione per l'oclocrazia e per i disegni sociali palingenetici. Allo stesso tempo, gli autori sono - non sorprendentemente - nemici di Rousseau, descritto e nella persona e nelle idee con nessuna simpatia: pur riconoscendogli qualche consonanza con la - positiva - Rivoluzione Americana, Rousseau è considerato l'ispiratore della derive violentissime e liberticide che dalla Rivoluzione Francese in poi insanguineranno la Storia.

Coerentemente con quanto sopra, le parole di maggiore considerazione tra i sistemi politici settecenteschi sono per la democrazia - seppur non a suffragio universale - inglese, per la tutela della libertà che questa rende possibile e per la politica estera "nazionale" e non dinastica che ne discende.

Forte, come in tutta l'opera di Montanelli, l'ostilità verso l'impatto della Chiesa sulla politica e sulla società italiana, essendo essa identificata - insieme alle influenze, anche nei secoli precedenti, spagnole - come una delle principali responsabili non solo della frammentazione territoriale, ma anche della diffusissima ignoranza e della più generale arretratezza sociale di un paese dove per la libertà c'era pochissimo spazio, ma anche pochissimo desiderio.

In molti passaggi e a molti propositi viene ricordato come in Italia, rispetto ad altri paesi, fosse quasi assente un'opinione pubblica, un pubblico minimamente acculturato o quanto meno alfabetizzato, e principalmente da questo viene fatta discendere la debolezza della cultura italiana del tempo, ancora in massima parte al servizio del potere, non suo cane da guardia, e povera di grandi ideali. Anche degli elementi di novità, come il giornalismo, si racconta l'importanza per l'Italia stagnante dell'epoca, ma senza tacerne i limiti o le mediocrità, rispetto a quanto accadeva negli stessi anni altrove. E questa, sincera e critica, è la chiave con cui vengono raccontati i nomi più noti nella cultura italiana del secolo, dal Parini ad Alfieri a Goldoni: la considerazione forse maggiore pare essere quella per le idee del Vico, o almeno per la loro essenza, e per pochi altri.

La scrittura è come sempre piacevole, fresca, anche quando si esercita su temi e vicende che necessitano di una buona penna per riuscire a suscitare interesse. Le biografie dei numerosi personaggi storici descritti sono una sorta di genere a sé, sempre accattivanti, efficaci nel tratteggiare personalità tridimensionali, con grandezze e miserie, non prive di contraddizioni. Il periodare è per lo più breve, paratattico o quasi, efficacissimo. Il vocabolario è accessibile anche al lettore di media cultura, ma ogni tanto impreziosito dalla parola più rara, che punge il periodo, dona una sfumatura non scontata, ma senza mai compromettere la comprensibilità generale.

Insomma, forse qua e là si può trovare qualche imprecisione, ma questo libro, tra i più voluminosi della "Storia d'Italia", è invero assai interessante: permette di imparare molto su un'epoca di cui, spesso, si sa poco.
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