Must read! Book Fiction Read Entirely
Language
Italiano
Translator
Guido Bulla
Publishing house
Mondadori
Position in the list
20
The Review
Classico del Novecento


E’ difficile predire quali opere rimarranno nel tempo e resteranno note anche ai posteri come le opere che riassunsero i grandi temi della propria epoca, essendo però in grado di parlare anche ai lettori di epoche seguenti.

Ebbene, credo che i capolavori di George Orwell, "1984" e "La Fattoria degli Animali", siano tra le non molte opere del Novecento che rimarranno, e che saranno strettamente associate al secolo nel quale sono state scritte e pubblicate, per trascenderlo. Sono infatti efficaci e potenti nella descrizione del totalitarismo, flagello del secolo, nella sua essenza, che è non solo coercizione, privazione di libertà, ma anche negazione della realtà, manipolazione della medesima, al fine di controllare le menti, distruggendo il libero arbitrio degli uomini non solo nelle azioni, ma anche nei presupposti che gli sono propri, di conoscenza e di pensiero.

Per quanto riguarda "La Fattoria degli Animali", colpisce la sua costruzione come apologo, come favola a soggetto zoomorfico, che – per i richiami sia alla classicità di Esopo o Fedro sia alla favolistica medievale – si rivela un forte espediente comunicativo, che separa il contenuto dalla contemporaneità, della quale è in realtà trasparente trasposizione, per rivestirlo della “autorità” e della “saggezza” tipiche degli apologhi. La separazione dalla contemporaneità, la trasposizione in una situazione irreale e impossibile, con animali parlanti, “pulisce” in un certo senso la sostanza dell’affermazione totalitaria dai vari accidenti storici e situazionali, dalle simpatie e dalle antipatie contingenti del lettore, permettendo di coglierne con massima intensità e efficacia la ferocia, l’ingiustizia, la violenza, la menzogna, il terrore.

Un aspetto piuttosto notevole di Orwell è l’onestà intellettuale. "La Fattoria degli Animali" non sconta nulla agli umani, spodestati dagli animali. Fuor di metafora, Orwell è antistalinista, ma non per questo tesse le lodi del regime zarista o dei seguenti nemici dell’Unione Sovietica. Quella di Orwell non è un’opera di propaganda, ma una ben più ampia e profonda descrizione di alcuni orrendi meccanismi umani, politici, come ben si manifestarono nel corso di alcuni decenni della sua vita, in particolare, in questo caso, in Unione Sovietica. "La Fattoria degli Animali" descrive in maniera egregia per chiarezza e memorabilità come l’utopia politica, che nasce e cresce su ottime e finanche nobili motivazioni, raggiungendo il potere possa evolvere in strumento di dominio assoluto da parte di chi si è posto a capo della rivoluzione, che in nome del valore assoluto della stessa rivoluzione è in grado di praticare qualunque eccezione, esercitare qualunque forma estrema di potere, compiere qualunque abominio, nascondendolo dietro la “causa superiore”, o dietro il pericolo posto dal nemico che è perennemente alle porte, raccontato come sabotatore sempre presente, causa di ogni difficoltà, inconveniente, insuccesso. "La Fattoria degli Animali" descrive in maniera egregia come il valore assoluto dell’utopia per la quale si compie la rivoluzione, portato a giustificazione del potere di chi si mette a capo della rivoluzione stessa, sia la strada ideale per dare sfogo al potere nella sua forma più assoluta, disinibita, incontrollata e sfrenata. E sfoci dunque in una pratica orrifica del potere, in una sua autogiustificazione, autoperpetuazione, autoaccrescimento continui che si estendono non solo all’assassinio, ma anche alla manipolazione della realtà, del pensiero, delle idee, della stessa utopia fondante la rivoluzione, che viene man mano modificata, distorta, o semplicemente cancellata, per accompagnare le nuove esigenze del potere.

Orwell rappresenta assai bene anche i soggetti sui quali questo potere viene esercitato, gli altri animali differenti dai maiali, che in buona parte aderiscono alla rivoluzione con entusiasmo, fede e coraggio, vogliono crederci e ci credono a lungo, molti fino alla fine del racconto, ma sono sempre più esplicitamente dominati dal tiranno e dai suoi scherani, dominio che diventa terrore, e fin dall’inizio vengono sistematicamente ingannati. Bene sono descritti le diverse forme di adesione e partecipazione alla rivoluzione, i diversi livelli di comprensione della medesima, i diversi gradi di inganno nei quali si cade, le diverse reazioni ai tempi che diventano duri.

La scrittura e la trama inducono una lettura rapida, curiosa della storia e del suo svolgersi, interrogata da alcune dinamiche che si leggono sulla pagina e subito si riconoscono nella realtà politica del passato e del presente.

Tuttavia, il motivo per cui "La Fattoria degli Animali" rimarrà nel tempo non è letterario in senso stretto, credo, ma sono la potenza del tema e l’efficacia della sua rappresentazione. E’ un’opera molto importante per la formazione politica e alla libertà di un individuo, perché sappia riconoscere i segni del totalitarismo o semplicemente della tirannia, e possa quindi guardarsene nella sua vita politica di cittadino, e denunciarli, e combatterli se necessario. E’ soprattutto per questo che "La Fattoria degli Animali" dovrebbe essere una lettura patrimonio comune, e apprendo con piacere che in alcune scuole, anche in Italia, in effetti viene letto e studiato.

Nel libro è presente anche "La Libertà di Stampa", quella che doveva essere l’introduzione, scritta da Orwell e che faceva riferimento alle grandi difficoltà che l’autore aveva trovato a pubblicare "La Fattoria degli Animali", in un momento in cui nessuno voleva offendere l’alleato sovietico. E’ un pezzo da leggere, perché ancora una volta mostra la lucidità e l’onestà intellettuale di Orwell, e il suo attaccamento alla libertà.
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