Recommended Book
Language
Italiano
Translator
M.T. Marenco & A. Pagnes
Publishing house
Garzanti
Series
Narratori Moderni
Edition number
3
Publication year
1993
Number of pages
487
Position in the list
67
The Review
“Un prodotto culturale e mediatico di enorme impatto che marcò un cambiamento di sensibilità verso scienza, tecnica e progresso”


Lessi “Jurassic Park”, a quanto ricordo, nel 1993, poco prima dell’uscita al cinema del film.

Fu una lettura che mi piacque: una storia avvincente, un ottimo ritmo, soluzioni anche grafiche innovative per rappresentare il mondo allora molto nuovo del digitale. Soprattutto, la trovai molto stimolante, piena di spunti di riflessione, specialmente per un ragazzo. Ricordo che ero intrigato dalla figura di Ian Malcolm, dalla teoria del caos, dal suo modo che mi sembrava brillante e non ortodosso di vedere le cose, dalla clonazione, dai computer.

All’epoca, coglievo soprattutto il vasto mare di possibilità che dischiudeva la scienza unita alle risorse economiche. Estrarre il dna di dinosauri da zanzare intrappolate dall’ambra, poi clonarlo. Prima dell’uscita del film, Jurassic Park diventò uno dei grandi temi del dibattito mediatico in Italia. A scuola – ero alle medie – ci venne assegnato un tema che in qualche modo, non so più come, riguardava o poteva riguardare anche Jurassic Park. Fatto sta che scrissi una cosa tipo “tra venti anni quanto descritto nel romanzo sarà possibile”; la professoressa segnò “venti anni” (o erano trenta?) e scrisse qualcosa sul genere: “non così presto”. Rimasi convinto delle mie stime: la pecora Dolly, pochi anni dopo, mi confermò nella mia idea, anche se va detto che in effetti nel 2013 i dinosauri non li avevamo ancora riportati alla vita.

Oggi, rivedendo il film e risfogliando le pagine del romanzo, colgo assai di più la critica e l’allarme per la combinazione di scienza e risorse economiche che corre in avanti, senza prudenza, non curandosi di rischi e pericoli. Da questo punto di vista, credo, “Jurassic Park” come prodotto culturale e mediatico di enorme risonanza e diffusione globale è sicuramente interessante: forse uno dei fattori che hanno sia colto la sia contribuito alla transizione dalla grande fiducia nella scienza, nella tecnica, nel progresso tipica del Novecento alle diffidenze, alle paure, al misoneismo che si sono poi diffusi negli ultimi decenni. Il legame con l’acuirsi dell'ostilità alla clonazione, all’ingegneria genetica, e di lì agli ogm mi sembra anzi addirittura evidente. In fondo, erano passati appena sei anni dal grande disastro tecnico e tecnologico di Chernobyl, e prese di distanza dal progresso e dai mutamenti che esso comporta sono rintracciabili nella società e nella cultura almeno dagli anni Settanta: anche con "Jurassic Park" queste diffidenze raggiungevano massa critica.

In sintesi, “Jurassic Park” è un libro curato, sul quale l’autore ha studiato, avvincente, suggestivo, che tocca temi centrali del dibattito contemporaneo (anche se da posizioni che non sono le mie). Un libro che ben miscela evasione e spunti di riflessione: consigliato.


PS: andai poi a vedere anche il film di Steven Spielberg, all’epoca il film con i maggiori incassi della storia, il che dà bene la misura dell’impatto nella cultura popolare di “Jurassic Park”. Ricordo l’esperienza della proiezione: ne ho sempre avuto ben presenti, senza che il passare degli anni li cancellasse, alcune scene (l’elicottero sul mare) e personaggi (Nedry). Non succede spesso.
Was this review outstanding?
Was this review outstanding?