Recommended Book Read Entirely Read one time
Language
Italiano
Publishing house
Giuntina
Edition number
1
Publication year
2015
Number of pages
248
Position in the list
63
The Review
"La Preziosa Storia di una Comunità"


Questo è il racconto della presenza ebraica a Roma, una storia ininterrotta, antica quasi duemilatrecento anni. La storia di una comunità, di una fede, di una cultura speciale, da sempre in tensione tra alterità e contaminazione, tolleranza e intolleranza, prosperità ed emarginazione. Per di più, una storia che si svolge in Roma, capitale prima politica poi religiosa dell'Occidente romano poi cristiano. Roma che combatte le guerre giudaiche, Roma che afferma la diversità di Cristianesimo ed Ebraismo, eppure Roma nella quale vive una comunità ebraica che in alcuni periodi si compone di decine di migliaia di membri, e non lascia mai la Città.

L'utilizzo della tecnica del fumetto in bianco e nero si rivela una scelta felice, perché rende leggero il racconto mentre avanza per i secoli, e consente di aumentare le informazioni fornite al lettore senza affaticarlo, attraverso la visualizzazione del mutare dei luoghi e della cultura materiale. Il tratto di Camerini è assai piacevole, chiaro e definito senza essere pesantemente minuzioso; le soluzioni grafiche molteplici e varie mantengono fresca l'attenzione del lettore; il chiaroscuro contribuisce abilmente all'ampia gamma di effetti e all'espressività. Le sequenze sono narrate dall'autore: ogni tanto le immagini escono dalla storia e vanno a mostrare Mario Camerini nel suo studio mentre racconta, lo sguardo al lettore, oppure sta disegnando, o discorre con una tazza di caffè in mano; questo aggiunge ulteriore varietà e movimento, e una gradevole sensazione di familiarità.

Nell'ultima pagina - che segue un’appendice sul Giudaico Romanesco nella quale si impara che alcune parole di uso comune nella lingua italiana come “sciammannato” o “fasullo” proprio da qui derivano - mentre ci mostra il suo studio di disegno, Camerini spiega come nasce questo lavoro e dice chiaramente che non si tratta di un lavoro scientifico: è semplicemente la sua “interpretazione della massa di informazioni” che ha raccolto da svariate fonti. In effetti, qua e là qualche imprecisione minore può forse essere ravvisabile, ma questo non scalfisce un risultato complessivo a mio avviso ben riuscito. Al termine della lettura, si è appreso tanto. Ad esempio, che la comunità ebraica romana esiste dai tempi delle Guerre Puniche, e non è dunque definibile né come sefardita né come askenazita, perché precedente alla Diaspora, pur avendo accolto nel corso dei secoli, compreso il XX, numerose ondate di Ebrei in fuga da persecuzioni in atto nei territori dove avevano precedentemente vissuto; che nei millenni si sono succeduti momenti – a volte lunghi, a volte brevissimi - di tranquillità, di prosperità e di persecuzione e che i i miglioramenti, i progressi, purtroppo, non sono mai stati irreversibili né i regressi definitivi, il che è un utile monito anche per le più vaste vicende dell'oggi. Si scopre l'elaborazione culturale in certi momenti molto alta della comunità romana, eppure poco nota al di fuori del mondo ebraico, a testimonianza della caleidoscopica varietà e ricchezza della vita intellettuale e artistica dell'umanità, fonte inesauribile di meraviglia ed elevazione. L'infame creazione del Ghetto da parte di Paolo IV Carafa, l'ostilità di Pio V e di altri papi, che si alternavano con pontefici più benevolenti, i roghi dei libri, le umiliazioni pubbliche istituzionalizzate, l'avversione del popolino ignorante e della plebaglia, gli attacchi della stampa cattolica contro gli Ebrei e il rilancio, in particolare da parte dei Gesuiti, dell'antisemitismo clericale ancora dopo l'Unità d'Italia: tutto questo, naturalmente, non manca. C'è un compendio molto efficace, a un certo punto: “Sono cose che abbiamo già visto diverse volte nel corso dei secoli, tuttavia continuo ad elencarle, perché danno l'idea di come […] il tempo scorreva in modo diverso, a scatti, un po' avanti e un po' indietro, come in un gioco dell'oca in cui di colpo si deve tornare indietro di tre caselle”. Quello che più impressiona, tuttavia, perché qui ben si coglie la repentinità del rovescio di una evoluzione che pareva ormai avviata e inarrestabile, è la storia degli anni del Regno d'Italia: il Regno liberale proclama e pratica l'uguaglianza, abbatte il Ghetto, libera gli Ebrei, permette loro di assurgere alle massime cariche dello Stato, compresa la Presidenza del Consiglio, visita nella persona del Re, in un tripudio di popolo, la nuova Sinagoga; quello stesso Regno, sotto lo stesso Re, ma trasformatosi in dittatura, nel 1938, appena 28 anni dopo la Presidenza del Consiglio di Luzzati, emana le leggi razziali, un abominio che appena dieci anni prima pareva addirittura inconcepibile. Anche qui, triste materia di riflessione sul rischio che sempre si corre che l'impossibile diventi repentinamente, atrocemente possibile. E poi arriva, anche a Roma, il 16 ottobre 1943, la Shoah. Pagina 231 è interamente nera.

Nella trattazione del Dopoguerra Camerini non tralascia l'antisionismo che trasmuta in antisemitismo, e ha una posizione severa sia verso il terrorismo palestinese, che ha più volte colpito Roma, sia verso l'atteggiamento dello Stato italiano nei confronti di questo sia verso il progressivo allontanamento di diverse forze politiche, in particolare a sinistra, dalla comprensione delle ragioni di Israele.

Alla fine, rimane tanto di questo libro. E forse soprattutto rimane un messaggio reiterato più volte, attraverso le pagine e i secoli: buona sorte ogni tanto, avversità spesso, ma mantenere la Fede in Dio, non arrendersi. Le sciagure passeranno, la tormenta si placherà, e Israele sarà ancora lì.

Valga per Israele, valga per l'umanità.
Was this review outstanding?
Was this review outstanding?