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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Carocci editore
Series
Sfere extra
Edition number
1
Publication year
2017
Number of pages
175
Position in the list
56
The Review
"Lettura piacevole e istruttiva"
Questo agevole libro è una lettura piacevole e istruttiva.
Racconta la storia di un frammento di informazione, nella fattispecie di un manoscritto del X secolo. A sua volta copiato, a Costantinopoli, da altri frammenti di informazione poi andati perduti, questo è rimasto per secoli l'unico portatore sul pianeta di alcune informazioni create in certi casi più di un millennio prima. Le informazioni sono componimenti poetici, in particolare epigrammi greci, di cui il manoscritto è una nutritissima antologia. Molti di questi epigrammi sono giunti fino a noi esclusivamente tramite questa specifica fonte.
Il libro è dunque il racconto della vicenda anzitutto di un oggetto specifico: il manoscritto che contiene la cosiddetta "Antologia Palatina" (cfr: “Antologia Palatina: Tutte le Poesie d’Amore”). La soluzione narrativa scelta è felice: il soggetto narrante è il manoscritto stesso. Questo permette di alleggerire il racconto, che non vuole essere una dissertazione accademica, ma porsi su un livello di fruibilità più universale: l'obiettivo è pienamente centrato.
E' affascinante apprendere le traversie del modesto oggetto che conteneva questo tesoro culturale e che ha viaggiato, e in più di un caso come bottino di guerra, tra Costantinopoli, Italia, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, passando probabilmente tra le mani – tra gli altri – di Costantino di Rodi, Marco Musuro, Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro. Oggi, nell'epoca della riproducibilità digitale immediata e quasi gratuita, lascia molto pensare quanto siano state numerose le occasioni in cui un poco di sfortuna avrebbe perduto per sempre e per tutti il contenuto del manoscritto: sarebbe bastato un naufragio, un bibliotecario maldestro, un incendio... e oggi la nostra conoscenza del mondo greco e della sua letteratura sarebbe assai più limitata, e di tante composizioni, anche pregevolissime, non avremmo memoria alcuna.
Come detto, il racconto, comunque fondatissimo sul piano scientifico, si pone come prioritario obiettivo la fruibilità per un lettore non specialistico. Per questo, la ricostruzione presentata è una, anche sui periodi a proposito dei quali esistono varie teorie. Tutto ciò, però, è ben spiegato nelle note bibliografiche finali, che introducono, tra l'altro, le problematicità e le questioni aperte non affrontate nel testo principale.
In più passaggi sono riportati epigrammi originali.
Le contestualizzazioni delle moltissime epoche e geografie attraversate raggiungono un buon equilibrio, presentando l'ambiente in cui il manoscritto si trovava e le personalità con le quali veniva in contatto, ma evitando divagazioni inutili o di eccessivo dettaglio. Sul finale, una rassegna breve ma interessante sull'impatto del contenuto di questo manoscritto sulla cultura e le lettere moderne: si apprende per esempio che l' "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters ne è una discendente in linea retta, essendo stata ispirata proprio dalla lettura dell'Antologia Palatina.
La lettura è consigliata, non solo perchè piacevole, ma anche perchè chiarisce che il nostro mondo è debitore di quello antico e classico talvolta tramite fili sottilissimi, magari rimasti totalmente sconosciuti ai contemporanei per secoli, fragilissimi, esposti al caso e al fato. "Io, un manoscritto" chiarisce il valore inestimabile dei manoscritti per la tradizione della cultura, per la formazione del nostro stesso orizzonte culturale occidentale, moderno e contemporaneo; suggerisce anche – implicitamente, attraverso i rischi, i pericoli, le peripezie toccate al nostro manoscritto – quanto abbiamo perduto dalla dispersione dei tanti manoscritti, meno fortunati, che popolavano l'età classica, poi in parte quella alto-medievale, e che a un certo punto hanno cessato di esistere prima che i frammenti di informazione in essi contenuti potessero essere nuovamente copiati e ricopiati e ricopiati e nuovamente diffusi per il mondo. Come, invece, è per buona sorte accaduto all'Antologia Palatina.
Questo agevole libro è una lettura piacevole e istruttiva.
Racconta la storia di un frammento di informazione, nella fattispecie di un manoscritto del X secolo. A sua volta copiato, a Costantinopoli, da altri frammenti di informazione poi andati perduti, questo è rimasto per secoli l'unico portatore sul pianeta di alcune informazioni create in certi casi più di un millennio prima. Le informazioni sono componimenti poetici, in particolare epigrammi greci, di cui il manoscritto è una nutritissima antologia. Molti di questi epigrammi sono giunti fino a noi esclusivamente tramite questa specifica fonte.
Il libro è dunque il racconto della vicenda anzitutto di un oggetto specifico: il manoscritto che contiene la cosiddetta "Antologia Palatina" (cfr: “Antologia Palatina: Tutte le Poesie d’Amore”). La soluzione narrativa scelta è felice: il soggetto narrante è il manoscritto stesso. Questo permette di alleggerire il racconto, che non vuole essere una dissertazione accademica, ma porsi su un livello di fruibilità più universale: l'obiettivo è pienamente centrato.
E' affascinante apprendere le traversie del modesto oggetto che conteneva questo tesoro culturale e che ha viaggiato, e in più di un caso come bottino di guerra, tra Costantinopoli, Italia, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, passando probabilmente tra le mani – tra gli altri – di Costantino di Rodi, Marco Musuro, Erasmo da Rotterdam, Tommaso Moro. Oggi, nell'epoca della riproducibilità digitale immediata e quasi gratuita, lascia molto pensare quanto siano state numerose le occasioni in cui un poco di sfortuna avrebbe perduto per sempre e per tutti il contenuto del manoscritto: sarebbe bastato un naufragio, un bibliotecario maldestro, un incendio... e oggi la nostra conoscenza del mondo greco e della sua letteratura sarebbe assai più limitata, e di tante composizioni, anche pregevolissime, non avremmo memoria alcuna.
Come detto, il racconto, comunque fondatissimo sul piano scientifico, si pone come prioritario obiettivo la fruibilità per un lettore non specialistico. Per questo, la ricostruzione presentata è una, anche sui periodi a proposito dei quali esistono varie teorie. Tutto ciò, però, è ben spiegato nelle note bibliografiche finali, che introducono, tra l'altro, le problematicità e le questioni aperte non affrontate nel testo principale.
In più passaggi sono riportati epigrammi originali.
Le contestualizzazioni delle moltissime epoche e geografie attraversate raggiungono un buon equilibrio, presentando l'ambiente in cui il manoscritto si trovava e le personalità con le quali veniva in contatto, ma evitando divagazioni inutili o di eccessivo dettaglio. Sul finale, una rassegna breve ma interessante sull'impatto del contenuto di questo manoscritto sulla cultura e le lettere moderne: si apprende per esempio che l' "Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters ne è una discendente in linea retta, essendo stata ispirata proprio dalla lettura dell'Antologia Palatina.
La lettura è consigliata, non solo perchè piacevole, ma anche perchè chiarisce che il nostro mondo è debitore di quello antico e classico talvolta tramite fili sottilissimi, magari rimasti totalmente sconosciuti ai contemporanei per secoli, fragilissimi, esposti al caso e al fato. "Io, un manoscritto" chiarisce il valore inestimabile dei manoscritti per la tradizione della cultura, per la formazione del nostro stesso orizzonte culturale occidentale, moderno e contemporaneo; suggerisce anche – implicitamente, attraverso i rischi, i pericoli, le peripezie toccate al nostro manoscritto – quanto abbiamo perduto dalla dispersione dei tanti manoscritti, meno fortunati, che popolavano l'età classica, poi in parte quella alto-medievale, e che a un certo punto hanno cessato di esistere prima che i frammenti di informazione in essi contenuti potessero essere nuovamente copiati e ricopiati e ricopiati e nuovamente diffusi per il mondo. Come, invece, è per buona sorte accaduto all'Antologia Palatina.