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Language
Italiano
Translator
Chiara Vatteroni
Publishing house
Fazi Editore
Series
Le strade
Edition number
1
Publication year
2017
Number of pages
587
Position in the list
62
The Review
"Vita Stupefacente e Grandiose Imprese di un Notevole Sconfitto in un'Epoca di Trasformazione"


“Giuliano” è un bel libro.

Romanzo storico documentato e piuttosto fedele, narra la vita di una figura storica di grande fascino: Flavio Claudio Giuliano, l'ultimo imperatore dichiaratamente pagano di Roma. Figura suggestiva che visse in un'epoca suggestiva: quella del rapido trapasso dal paganesimo al cristianesimo, dalle persecuzioni di Diocleziano al cristianesimo religione di Stato di Teodosio, dai templi alle chiese, dagli oracoli ai santi.

Il momento storico, dunque: un mondo antico muore e un mondo nuovo sta prendendo forma. Oltre al protagonista, pare che anche l'autore non veda con particolare benevolenza ciò che arriva: non è un libro molto tenero verso la religione cristiana, di cui si sottolineano le contraddizioni, le divisioni, le feroci lotte intestine, i “prestiti” da altri culti e riti, miserie storiche e di alcuni personaggi poi assunti ad altissimi onori. Insomma, tutto molto umano e poco divino, sia per Giuliano che – si direbbe - per Vidal.

Giuliano tenta di invertire il flusso della Storia, di riportare la primazia dell'ellenismo, dei suoi dei, della sua filosofia – quella neoplatonica, in particolare. In poche decine di anni, dopo le scelte di Costantino, il mondo è cambiato radicalmente, ma Giuliano vuole tornare a “prima”, alla continuità con una tradizione e una sapienza millenaria, emendando la rottura radicale che si sta delineando, il cambio di direzione e di traiettoria che la Storia sembra stia prendendo. Vuole riportare allo splendore ciò che sta rovinando e disperdendosi, domare e svigorire ciò che sta sorgendo.

La cosa straordinaria è che questa impresa titanica e improbabile sembra, per buona parte della vita di Giuliano e dello sviluppo del libro, destinata a riuscire. L'ascesa di Giuliano al sommo titolo di Augusto è per certi aspetti incredibile. I suoi successi da Cesare sono straordinari. Sembra davvero un predestinato, protetto dal Fato. Poi, infine, un trionfo militare inaudito da secoli può essere colto, ma, in meno di un mese, tutto precipita, concludendosi nella morte dell'imperatore e nel tramonto, definitivo, del suo progetto. Una asimmetrica parabola, che compone il racconto di un fallimento.

Ma c'è altro. Giuliano è un anticristiano mosso dagli stessi aneliti dei cristiani: la necessità dell'immortalità, della vita dopo la morte, l'attrazione per i misteri, la fascinazione per il magico (o il miracoloso). E' razionale e scettico nelle critiche feroci al cristianesimo, non sembra rendersi conto che eguali critiche possono essere mosse al suo credo. Non solo: vuole il ritorno agli antichi culti, ma li riorganizza copiando la struttura gerarchica – rivelatasi vincente – del cristianesimo e li interpreta secondo la – recente – chiave neoplatonica: Giuliano sente di tornare a una passata età dell'oro, ma è così o invece adotta soluzioni nuove sotto un'apparenza di antico? Giuliano, insomma, è un uomo del suo tempo, e così agisce, anche se desidera tornare a un tempo che non è più.

E poi: Giuliano è imperatore di Roma, ma non vedrà mai Roma, parla poco e male latino, si sente ellenista, parla greco, scrive greco.

E poi: Giuliano si considera filosofo, ma si rivela uno dei più grandi generali romani, almeno a livello tattico, imbattuto dalla Gallia alla Persia.

E poi: Giuliano parla troppo, Giuliano – a un certo punto – si perde in un sogno di grandezza, quale novello Alessandro, Giuliano accorda molta fiducia a qualche consigliere che non lo merita, Giuliano porta una barba orribile, Giuliano acconsente a una esecuzione capitale ingiusta dovuta a ragioni politiche, Giuliano sembra avere una strana attrazione per il fratello, di cui non riconoscerà mai fino in fondo la ferocia. Giuliano è certamente l'eroe del libro, ha ambizioni e qualità che ne rivelano la nobiltà, ma non è perfetto.

L'espediente narrativo scelto è quello di uno scambio epistolare, molti anni dopo la morte di Giuliano, tra due filosofi ellenisti, non cristiani, uno (Libanio) più vicino alla spiritualità di Giuliano, l'altro (Prisco), più scettico; alle lettere dei due si aggiungono memorie e appunti dello stesso Giuliano. Questo permette l'intrecciarsi di diversi punti di vista: il racconto di sé di Giuliano, complessivamente sincero, ma con qualche omissione che non appare casuale, al quale si aggiunge un continuo scolio critico, da punti di vista affini ma leggermente diversi, che contiene anche informazioni non presenti nel materiale di Giuliano.

Pur essendo ogni riga del testo, nella finzione, redatta nel IV secolo, lo stile della scrittura è moderno, non manifesta particolari ambizioni di mimesi degli scritti antichi, ma rende quasi sempre atmosfere e ambientazioni con grande efficacia (l'azione si svolge in molti luoghi dell'Impero, a Oriente e a Occidente, oltre che nella Partia), così come fornisce descrizioni vivide di alcuni protagonisti (a mio avviso notevole, in particolare, oltre naturalmente a Giuliano, la complessità e la varietà di toni di Costanzo, suo predecessore). Non so se per scelte di traduzione, alcuni termini appaiono un po' fuori luogo (“università”, “agente segreto”...) . Il libro è voluminoso, ma la lettura riesce avvincente e rapida.

Interessante e molto centrata la postfazione di Domenico De Masi, che offre chiavi di lettura condivisibili e non banali.
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