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Book
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Language
Italiano
Translator
Galli & Zuppet
Publishing house
Rizzoli
Series
Biblioteca Universale - Saggi
Edition number
6
Publication year
2011
Number of pages
447
Position in the list
77
The Review
1 voted this review
"Di grande interesse, ma..."
Nelle Stanze Vaticane, in particolare in quella nota come la Stanza della Segnatura, sono presenti due affreschi di Raffaello Sanzio fondamentali nella Storia dell'Arte. Uno è la Scuola di Atene. L'altro la Disputa del Sacramento. Nella Disputa del Sacramento, sulla sinistra, un uomo - che ha le sembianze del Bramante - è appoggiato a una balaustra, intento a studiare un libro. Proprio nell'istante fissato dall'affresco, però, la sua attenzione è distolta dal libro e attirata da un giovane alto ed elegante, spesso definito da critici e osservatori un angelo senza ali. Questi indica allo studioso del libro, con gesto aggraziato della destra, ciò che sta al centro della composizione raffaellesca: il Sacramento, appunto, dell'Eucarestia, per il tramite di un'ostia consacrata esposta in un meraviglioso e prezioso ostensorio di semplice struttura circolare sorretta da un basamento a stelo.
Questo dettaglio della Disputa mi sovviene come l'immagine migliore per rappresentare il mio personale giudizio complessivo su questa importante opera di Joseph Ratzinger (papa col nome di Benedetto XVI all'epoca della pubblicazione del libro, che tuttavia è dichiaratamente contributo fallibile dello studioso, non dottrina indiscutibile del Trono di Pietro). La grande scienza teologica di Ratzinger è indiscussa, ed evidente anche in questo lavoro, ricchissimo di interpretazioni delle Scritture fondate su legami e richiami possibili a concepirsi e individuarsi solo per menti fervide e nutrite da decenni di studio e riflessioni. Tuttavia, l'effetto per il lettore non risulta - io credo - così coinvolgente e convincente.
Emerge infatti il solito quesito: perché la Parola non dovrebbe essere sufficientemente evidente, chiara, intellegibile anche agli umili e agli incolti da non necessitare di complicate letture, in molti casi logiche, in non pochi più o meno suggestive, ma certo non incontrovertibili?
Il Bramante che studia il libro un istante "prima" di essere richiamato dall'angelo alla contemplazione dell'Eucarestia è - penso - una buona rappresentazione dei limiti di quest'opera (e almeno in parte una possibile critica più generale alla teologia). Leggendola, si è spesso presi dal dubbio che il percorso della mente che si sta seguendo non sia essenziale alla Fede, trattandosi di altissima speculazione intellettuale, ma pur sempre senza cogenza e dimostrabilità totali.
Come l'angelo indica il Sacramento dell'Eucarestia e porta il Bramante a voltare la testa in altra direzione rispetto a quella del libro, così ci si ritrova a comparare la sofisticazione di questo testo con l'irresistibile semplicità delle Beatitudini evangeliche o del Cantico francescano, o con il mistero terribile e in fondo inesprimibile del Dio crocifisso che passa attraverso l'esperienza diretta della morte, per la redenzione di peccatori. E si fatica a ravvisare lo stesso fascino attraente e presago di un'intuizione di verità dei secondi nel primo.
Nelle Stanze Vaticane, in particolare in quella nota come la Stanza della Segnatura, sono presenti due affreschi di Raffaello Sanzio fondamentali nella Storia dell'Arte. Uno è la Scuola di Atene. L'altro la Disputa del Sacramento. Nella Disputa del Sacramento, sulla sinistra, un uomo - che ha le sembianze del Bramante - è appoggiato a una balaustra, intento a studiare un libro. Proprio nell'istante fissato dall'affresco, però, la sua attenzione è distolta dal libro e attirata da un giovane alto ed elegante, spesso definito da critici e osservatori un angelo senza ali. Questi indica allo studioso del libro, con gesto aggraziato della destra, ciò che sta al centro della composizione raffaellesca: il Sacramento, appunto, dell'Eucarestia, per il tramite di un'ostia consacrata esposta in un meraviglioso e prezioso ostensorio di semplice struttura circolare sorretta da un basamento a stelo.
Questo dettaglio della Disputa mi sovviene come l'immagine migliore per rappresentare il mio personale giudizio complessivo su questa importante opera di Joseph Ratzinger (papa col nome di Benedetto XVI all'epoca della pubblicazione del libro, che tuttavia è dichiaratamente contributo fallibile dello studioso, non dottrina indiscutibile del Trono di Pietro). La grande scienza teologica di Ratzinger è indiscussa, ed evidente anche in questo lavoro, ricchissimo di interpretazioni delle Scritture fondate su legami e richiami possibili a concepirsi e individuarsi solo per menti fervide e nutrite da decenni di studio e riflessioni. Tuttavia, l'effetto per il lettore non risulta - io credo - così coinvolgente e convincente.
Emerge infatti il solito quesito: perché la Parola non dovrebbe essere sufficientemente evidente, chiara, intellegibile anche agli umili e agli incolti da non necessitare di complicate letture, in molti casi logiche, in non pochi più o meno suggestive, ma certo non incontrovertibili?
Il Bramante che studia il libro un istante "prima" di essere richiamato dall'angelo alla contemplazione dell'Eucarestia è - penso - una buona rappresentazione dei limiti di quest'opera (e almeno in parte una possibile critica più generale alla teologia). Leggendola, si è spesso presi dal dubbio che il percorso della mente che si sta seguendo non sia essenziale alla Fede, trattandosi di altissima speculazione intellettuale, ma pur sempre senza cogenza e dimostrabilità totali.
Come l'angelo indica il Sacramento dell'Eucarestia e porta il Bramante a voltare la testa in altra direzione rispetto a quella del libro, così ci si ritrova a comparare la sofisticazione di questo testo con l'irresistibile semplicità delle Beatitudini evangeliche o del Cantico francescano, o con il mistero terribile e in fondo inesprimibile del Dio crocifisso che passa attraverso l'esperienza diretta della morte, per la redenzione di peccatori. E si fatica a ravvisare lo stesso fascino attraente e presago di un'intuizione di verità dei secondi nel primo.