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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Bompiani
Series
Bompiani per la Scuola
Edition number
1
Publication year
1993
Number of pages
186
Position in the list
57
The Review
1 voted this review
RECENSIONE 2018:
"Lettura utile e interessante ancora oggi"
Lessi questo libro, costruito da Marcelle Padovani su varie interviste a Giovanni Falcone, negli anni Novanta, forse come compito scolastico, data l'edizione, non molto tempo dopo gli attentati che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre alla moglie del primo e vari uomini e donne delle rispettive scorte.
La stessa immediata diffusione di edizioni scolastiche del libro, che era stato pubblicato in edizione per il pubblico generalista nel 1991, Falcone vivente, è un segno di quanto quegli anni Novanta furono caratterizzati dalla lotta con la mafia e segnati dalle stragi del 1992. La mafia divenne, forse come non mai, non solo questione quasi folcloristica siciliana, ma grave, gravissima, in certi momenti principale questione nazionale. La reazione dello Stato fu forte: io credo che molte cose siano cambiate, e che, forse, la mafia che Falcone descrive in questo libro non esista più così, con quelle esatte caratteristiche.
Cionondimeno, questo è un libro interessante, e non solo come testimonianza dell'operato e del servizio allo Stato di Giovanni Falcone. Già allora mi colpì per l'approccio complesso, ricco di sfumature, pieno di intelligenza che Giovanni Falcone adottava nei confronti della mafia, lontano da semplificazioni politico-giornalistiche diffuse allora e non meno oggi. Falcone, palermitano, leggeva la mafia, i suoi codici, gli uomini che la componevano, le sue contiguità in termini antropologici, sociologici, non solo penalistici. Senza incertezze sulla parte dalla quale stare, Falcone sapeva leggere una complessità tipicamente umana nell'avversario che purtroppo non è quello che più è passato della sua eredità nel dibattito pubblico.
Risfogliando il volume oggi, ho inoltre avuto conferma di una mia ormai antica impressione, e cioè che molti di quelli che - spesso in buona fede - si sono impossessati del martirio di Falcone (e di Borsellino) abbiano frainteso una parte della lettura che questi dava del fenomeno mafioso, trasformandolo complottisticamente in una specie di braccio armato di un non meglio identificato "Goldstein" nemico assoluto (leggere a questo proposito le pagine in cui Falcone nega decisamente la possibilità dell'esistenza di un "terzo livello" è istruttivo). Ho inoltre trovato delle messe in guardia da parte di Falcone su alcuni rischi che correva la lotta alla mafia che purtroppo sono state parimenti ignorate, mi pare.
Insomma, questo libro venne probabilmente scritto sull'onda della cronaca dei primi anni Novanta del Novecento, ma conserva valore e utilità anche per un italiano che volesse leggerlo oggi.
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RECENSIONE ORIGINALE (prima metà anni Novanta, effettuata come compito per le scuole medie - ritrovata dopo la scrittura della recensione 2018):
Carattere dell'opera: saggistico
Argomento e linee narrative: Il libro descrive con uno stile chiaro e conciso la mafia, le sue origini agrarie e la sua trasformazione da una società clandestina destinata ad operare prevalentemente nelle campagne e poco incline a compiere omicidi o violenze se non indispensabili, a una sorta di parastato con regole rigidissime e spietate, ma al tempo stesso con una organizzazione moderna ed efficientissima. Parla anche della contiguità esistente tra la società siciliana e la mafia e fra il potere politico e la mafia. Illustra, infine, le strategie adottate da Falcone e dagli altri giudici dell'ex-pool antimafia per combattere Cosa Nostra.
Protagonisti: Falcone, gli altri giudici dell'ex-pool antimafia, la mafia, i Siciliani, le forze dell'ordine, il potere politico...
Ambiente: Principalmente la Sicilia e il Meridione in genere
Tempo: I giorni nostri
Pagine scelte: Due pagine del libro m'hanno colpito molto: la prima è dove Falcone dice:
<<"Possiamo fare qualcosa" è una massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto>>; la seconda è quando afferma:
<<Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.>>, parole che suonano quasi profetiche, ma che fanno capire molto sul perchè della morte di Falcone, Borsellino e tanti altri.
Note: Un libro a mio parere molto interessante, che illustra benissimo il problema mafia in tutte le sue sfaccettature, facendo piazza pulita dei troppi luoghi comuni frutto dell'ignoranza e del pregiudizio. Un libro che indica fra l'altro una possibile strada per battere la mafia, ma che "dice le cose come stanno", non essendo superpessimista, non dicendo cioè <<non c'è niente da fare>>, ma non essendo neanche retorico. Un libro che consiglierei sicuramente.
"Lettura utile e interessante ancora oggi"
Lessi questo libro, costruito da Marcelle Padovani su varie interviste a Giovanni Falcone, negli anni Novanta, forse come compito scolastico, data l'edizione, non molto tempo dopo gli attentati che uccisero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, oltre alla moglie del primo e vari uomini e donne delle rispettive scorte.
La stessa immediata diffusione di edizioni scolastiche del libro, che era stato pubblicato in edizione per il pubblico generalista nel 1991, Falcone vivente, è un segno di quanto quegli anni Novanta furono caratterizzati dalla lotta con la mafia e segnati dalle stragi del 1992. La mafia divenne, forse come non mai, non solo questione quasi folcloristica siciliana, ma grave, gravissima, in certi momenti principale questione nazionale. La reazione dello Stato fu forte: io credo che molte cose siano cambiate, e che, forse, la mafia che Falcone descrive in questo libro non esista più così, con quelle esatte caratteristiche.
Cionondimeno, questo è un libro interessante, e non solo come testimonianza dell'operato e del servizio allo Stato di Giovanni Falcone. Già allora mi colpì per l'approccio complesso, ricco di sfumature, pieno di intelligenza che Giovanni Falcone adottava nei confronti della mafia, lontano da semplificazioni politico-giornalistiche diffuse allora e non meno oggi. Falcone, palermitano, leggeva la mafia, i suoi codici, gli uomini che la componevano, le sue contiguità in termini antropologici, sociologici, non solo penalistici. Senza incertezze sulla parte dalla quale stare, Falcone sapeva leggere una complessità tipicamente umana nell'avversario che purtroppo non è quello che più è passato della sua eredità nel dibattito pubblico.
Risfogliando il volume oggi, ho inoltre avuto conferma di una mia ormai antica impressione, e cioè che molti di quelli che - spesso in buona fede - si sono impossessati del martirio di Falcone (e di Borsellino) abbiano frainteso una parte della lettura che questi dava del fenomeno mafioso, trasformandolo complottisticamente in una specie di braccio armato di un non meglio identificato "Goldstein" nemico assoluto (leggere a questo proposito le pagine in cui Falcone nega decisamente la possibilità dell'esistenza di un "terzo livello" è istruttivo). Ho inoltre trovato delle messe in guardia da parte di Falcone su alcuni rischi che correva la lotta alla mafia che purtroppo sono state parimenti ignorate, mi pare.
Insomma, questo libro venne probabilmente scritto sull'onda della cronaca dei primi anni Novanta del Novecento, ma conserva valore e utilità anche per un italiano che volesse leggerlo oggi.
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RECENSIONE ORIGINALE (prima metà anni Novanta, effettuata come compito per le scuole medie - ritrovata dopo la scrittura della recensione 2018):
Carattere dell'opera: saggistico
Argomento e linee narrative: Il libro descrive con uno stile chiaro e conciso la mafia, le sue origini agrarie e la sua trasformazione da una società clandestina destinata ad operare prevalentemente nelle campagne e poco incline a compiere omicidi o violenze se non indispensabili, a una sorta di parastato con regole rigidissime e spietate, ma al tempo stesso con una organizzazione moderna ed efficientissima. Parla anche della contiguità esistente tra la società siciliana e la mafia e fra il potere politico e la mafia. Illustra, infine, le strategie adottate da Falcone e dagli altri giudici dell'ex-pool antimafia per combattere Cosa Nostra.
Protagonisti: Falcone, gli altri giudici dell'ex-pool antimafia, la mafia, i Siciliani, le forze dell'ordine, il potere politico...
Ambiente: Principalmente la Sicilia e il Meridione in genere
Tempo: I giorni nostri
Pagine scelte: Due pagine del libro m'hanno colpito molto: la prima è dove Falcone dice:
<<"Possiamo fare qualcosa" è una massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto>>; la seconda è quando afferma:
<<Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.>>, parole che suonano quasi profetiche, ma che fanno capire molto sul perchè della morte di Falcone, Borsellino e tanti altri.
Note: Un libro a mio parere molto interessante, che illustra benissimo il problema mafia in tutte le sue sfaccettature, facendo piazza pulita dei troppi luoghi comuni frutto dell'ignoranza e del pregiudizio. Un libro che indica fra l'altro una possibile strada per battere la mafia, ma che "dice le cose come stanno", non essendo superpessimista, non dicendo cioè <<non c'è niente da fare>>, ma non essendo neanche retorico. Un libro che consiglierei sicuramente.