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Catalogue
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Language
Italiano & Greco
Translator
vari
Publishing house
Edizioni della Normale
Edition number
1
Publication year
2016
Number of pages
1306
Position in the list
28
The Review
"Non Liber, sed Insignis Thesaurus"
Questa "Biblioteca" di Fozio, pubblicata dalle Edizioni della Normale, è una realizzazione poderosa e pregevolissima. Per intuirne il valore, basti dire che, tra le poche disponibili, è di gran lunga la migliore traduzione in una lingua moderna; anche la qualità della restituzione del testo greco si distingue.
Anzitutto, cos'è la "Biblioteca"? "Non liber, sed insignis thesaurus", la definisce Johann Albert Fabricius, ed è una definizione corretta. La "Biblioteca" è descritta anche come una "non-opera": non si presenta come libro destinato ad un pubblico, ma come una raccolta, ad uso di Fozio e della sua cerchia, di recensioni e estratti di testo relativi a centinaia di scritti, greci e bizantini, che spaziano dal V secolo a.C. al IX d.C., dei quali in decine di casi solo qui, oggi, abbiamo testimonianza. Questi testi sono quelli letti nel tempo da Fozio e dai suoi, ad esclusione dei testi "curricolari", presenti in ogni percorso di studio: mancano infatti quasi tutti i classici.
In questo suo essere un giacimento di informazioni altrimenti perdute risiede il principale fascino della "Biblioteca", che ci apre improvvisi squarci su un panorama culturale e di pensiero molto ricco, spesso contrastante e acceso nella battaglia intellettuale, del quale purtroppo poco ci è giunto. Questo è evidente ad esempio leggendo della miriade di opere a contenuto cristiano. A questo proposito, giova ricordare come Fozio, che pure fu per ben due volte Patriarca di Costantinopoli, non esiti a trattare anche di opere eretiche, nel segno di una cultura che non teme confini nè ha paura di confrontarsi con alcuna forma di pensiero.
Le opere a contenuto cristiano non sono per altro le uniche: sono presenti romanzi, opere di storici, mitografie, lessici, opere di medici e di oratori, a testimonianza di un intelletto insaziabile, aperto a ogni curiosità, che – secondo alcune biografie per altro a lui ostili – passava desto la notte a leggere .
I testi menzionati nella "Biblioteca" sono trattati in due modi. Il primo sono le ὑποθέσεις, cioè brevi sintesi rifinite che sono a tutti gli effetti delle recensioni, non troppo dissimili dalle migliori che oggi si possono leggere su Amazon, dalle quali sarebbero in effetti pressochè indistinguibili; spesso c'è una certa attenzione allo stile di scrittura del testo in oggetto, oltre che al contenuto. Di altre opere sono presenti σχεδάρια, vale a dire estratti – anche molto lunghi – di testo.
La funzione centrale del poderoso lavoro imbastito da Fozio, lo dice sostanzialmente egli stesso, ha a che fare con la memoria: ricordare quanto si è letto, e ricordarlo tramite l'ausilio della scrittura, chè la mente, da sola, con il trascorrere del tempo e l'accumularsi delle letture tende a dimenticare.
Dato il contenuto vario ed eterogeneo, una modalità di fruzione piacevole e sempre sorprendente di questo testo voluminosissimo è aprirlo a caso e leggere la recensione o l'estratto sul quale si capita, in un quasi infinito caleidoscopio di informazioni.
Ulteriore valore alla pubblicazione è portato dai contributi iniziali. Luciano Canfora, dopo una breve disamina dei tentativi più o meno goffi e abortiti di traduzione precedenti, fornisce un saggio in sè assai interessante sulla migliore traduzione delle lettere a Tarasio poste da Fozio in aperura e chiusura. Il significato di queste lettere, va detto, non è immediatamente chiaro, e Canfora propone con la consueta forza, somma acribia, appassionata schiettezza, pungente ironia, sterminata cultura ed erudizione (che porta con sè anche il tipico vezzo di citazioni in greco, latino, tedesco, francese, inglese ecc. senza traduzione) la propria interpretazione, che fa apparire assai convincente. Al solito, Canfora si propone di essere chiaro e piacevole alla lettura, per chi ha gli strumenti per seguire il suo argomentare, e al solito riesce nell'intento. Questa trattazione è una bella finestra, anche per il profano, sulla filologia, sul suo modus operandi, sulle sue querelle. E' comunque consolante per l'ex studente un tempo pratico di versioni dal greco constatare che anche i grandi filologi, spesso, non si mettono d'accordo sulla traduzione, e talvolta la sbagliano completamente.
Segue un contributo di codicologia, sui codici attraverso i quali ci è giunta la "Biblioteca". Come spesso accade con la codicologia, si apre un mondo affascinante: pochi manoscritti hanno tramandato tanto sapere. In questo caso, il più antico (Marciano Greco 450, conservato a Venezia), risalente alla fine del IX, inizio del X secolo, è sostanzialmente coevo a Fozio: potrebbe essere il primo esemplare di allestimento della "Biblioteca", il che è a suo modo emozionante.
L'edizione della Normale ha anche un apparato di note di primo livello, a sua volta interessantissimo per la messe di informazioni che riporta.
Che dire dunque?
Questa pubblicazione è un esempio di tradizione della cultura, di un testo antico che torna finalmente fruibile, dopo più di mille anni di trasmissione per rari esemplari manoscritti e poi per traduzioni parziali e zoppicanti. Un testo che era spesso noto agli uomini di cultura, ma quasi mai letto, neppure in parte; un testo che conteneva una messe di informazioni che tuttavia attraversavano le epoche senza essere veramente assimilate e diffuse, quasi da alcuno. Dunque, anche se non veramente perdute, le informazioni in vari sensi lo erano. Ma la cultura non è sempre uguale a sé stessa. Molto si perde, molto c'è ma è ignorato, e dunque in un certo senso non c'è, molto si riscopre, in particolare grazie ai mezzi di questa epoca contemporanea, di cui la pubblicazione e il lavoro di ricerca che l'ha resa possibile sono un frutto luminoso e prezioso, figlio – il che è motivo d'orgoglio - di una grande scuola italiana.
"Biblioteca", dal latino "Bibliotheca", non è il titolo originale. Il titolo originale inizia così: "Ἀπογραφὴ καὶ συναρίθμησις τῶν ἀνεγνωσμένων ἡμῖν βιβλίων ": "Catalogo ed enumerazione dei libri da noi letti".
Questa "Biblioteca" di Fozio, pubblicata dalle Edizioni della Normale, è una realizzazione poderosa e pregevolissima. Per intuirne il valore, basti dire che, tra le poche disponibili, è di gran lunga la migliore traduzione in una lingua moderna; anche la qualità della restituzione del testo greco si distingue.
Anzitutto, cos'è la "Biblioteca"? "Non liber, sed insignis thesaurus", la definisce Johann Albert Fabricius, ed è una definizione corretta. La "Biblioteca" è descritta anche come una "non-opera": non si presenta come libro destinato ad un pubblico, ma come una raccolta, ad uso di Fozio e della sua cerchia, di recensioni e estratti di testo relativi a centinaia di scritti, greci e bizantini, che spaziano dal V secolo a.C. al IX d.C., dei quali in decine di casi solo qui, oggi, abbiamo testimonianza. Questi testi sono quelli letti nel tempo da Fozio e dai suoi, ad esclusione dei testi "curricolari", presenti in ogni percorso di studio: mancano infatti quasi tutti i classici.
In questo suo essere un giacimento di informazioni altrimenti perdute risiede il principale fascino della "Biblioteca", che ci apre improvvisi squarci su un panorama culturale e di pensiero molto ricco, spesso contrastante e acceso nella battaglia intellettuale, del quale purtroppo poco ci è giunto. Questo è evidente ad esempio leggendo della miriade di opere a contenuto cristiano. A questo proposito, giova ricordare come Fozio, che pure fu per ben due volte Patriarca di Costantinopoli, non esiti a trattare anche di opere eretiche, nel segno di una cultura che non teme confini nè ha paura di confrontarsi con alcuna forma di pensiero.
Le opere a contenuto cristiano non sono per altro le uniche: sono presenti romanzi, opere di storici, mitografie, lessici, opere di medici e di oratori, a testimonianza di un intelletto insaziabile, aperto a ogni curiosità, che – secondo alcune biografie per altro a lui ostili – passava desto la notte a leggere .
I testi menzionati nella "Biblioteca" sono trattati in due modi. Il primo sono le ὑποθέσεις, cioè brevi sintesi rifinite che sono a tutti gli effetti delle recensioni, non troppo dissimili dalle migliori che oggi si possono leggere su Amazon, dalle quali sarebbero in effetti pressochè indistinguibili; spesso c'è una certa attenzione allo stile di scrittura del testo in oggetto, oltre che al contenuto. Di altre opere sono presenti σχεδάρια, vale a dire estratti – anche molto lunghi – di testo.
La funzione centrale del poderoso lavoro imbastito da Fozio, lo dice sostanzialmente egli stesso, ha a che fare con la memoria: ricordare quanto si è letto, e ricordarlo tramite l'ausilio della scrittura, chè la mente, da sola, con il trascorrere del tempo e l'accumularsi delle letture tende a dimenticare.
Dato il contenuto vario ed eterogeneo, una modalità di fruzione piacevole e sempre sorprendente di questo testo voluminosissimo è aprirlo a caso e leggere la recensione o l'estratto sul quale si capita, in un quasi infinito caleidoscopio di informazioni.
Ulteriore valore alla pubblicazione è portato dai contributi iniziali. Luciano Canfora, dopo una breve disamina dei tentativi più o meno goffi e abortiti di traduzione precedenti, fornisce un saggio in sè assai interessante sulla migliore traduzione delle lettere a Tarasio poste da Fozio in aperura e chiusura. Il significato di queste lettere, va detto, non è immediatamente chiaro, e Canfora propone con la consueta forza, somma acribia, appassionata schiettezza, pungente ironia, sterminata cultura ed erudizione (che porta con sè anche il tipico vezzo di citazioni in greco, latino, tedesco, francese, inglese ecc. senza traduzione) la propria interpretazione, che fa apparire assai convincente. Al solito, Canfora si propone di essere chiaro e piacevole alla lettura, per chi ha gli strumenti per seguire il suo argomentare, e al solito riesce nell'intento. Questa trattazione è una bella finestra, anche per il profano, sulla filologia, sul suo modus operandi, sulle sue querelle. E' comunque consolante per l'ex studente un tempo pratico di versioni dal greco constatare che anche i grandi filologi, spesso, non si mettono d'accordo sulla traduzione, e talvolta la sbagliano completamente.
Segue un contributo di codicologia, sui codici attraverso i quali ci è giunta la "Biblioteca". Come spesso accade con la codicologia, si apre un mondo affascinante: pochi manoscritti hanno tramandato tanto sapere. In questo caso, il più antico (Marciano Greco 450, conservato a Venezia), risalente alla fine del IX, inizio del X secolo, è sostanzialmente coevo a Fozio: potrebbe essere il primo esemplare di allestimento della "Biblioteca", il che è a suo modo emozionante.
L'edizione della Normale ha anche un apparato di note di primo livello, a sua volta interessantissimo per la messe di informazioni che riporta.
Che dire dunque?
Questa pubblicazione è un esempio di tradizione della cultura, di un testo antico che torna finalmente fruibile, dopo più di mille anni di trasmissione per rari esemplari manoscritti e poi per traduzioni parziali e zoppicanti. Un testo che era spesso noto agli uomini di cultura, ma quasi mai letto, neppure in parte; un testo che conteneva una messe di informazioni che tuttavia attraversavano le epoche senza essere veramente assimilate e diffuse, quasi da alcuno. Dunque, anche se non veramente perdute, le informazioni in vari sensi lo erano. Ma la cultura non è sempre uguale a sé stessa. Molto si perde, molto c'è ma è ignorato, e dunque in un certo senso non c'è, molto si riscopre, in particolare grazie ai mezzi di questa epoca contemporanea, di cui la pubblicazione e il lavoro di ricerca che l'ha resa possibile sono un frutto luminoso e prezioso, figlio – il che è motivo d'orgoglio - di una grande scuola italiana.
"Biblioteca", dal latino "Bibliotheca", non è il titolo originale. Il titolo originale inizia così: "Ἀπογραφὴ καὶ συναρίθμησις τῶν ἀνεγνωσμένων ἡμῖν βιβλίων ": "Catalogo ed enumerazione dei libri da noi letti".