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Language
Italiano
Publishing house
Sellerio Editore
Series
La Memoria
Edition number
18
Publication year
2013
Number of pages
235
Position in the list
54
The Review
"La civiltà del processo italiano"


Questo agile libretto è un approfondimento del contro-esame nel processo penale. Fonde riflessioni affascinanti di civiltà giuridica con utili considerazioni tecniche sul modo dialetticamente più efficace di condurre un dialogo assai particolare quale quello tra interrogante e interrogato.

Quanto alle suggestive considerazioni che sopra definisco di civiltà giuridica, nel testo ci si riferisce alla struttura retorica del processo penale italiano, che si caratterizza per una natura induttiva e si differenzia marcatamente da una - impossibile - ipotetica struttura scientificamente dimostrativa, la quale avrebbe l'obiettivo impraticabile di giungere a verità totalmente certe anziché ragionevolmente probabili, come è invece dato al processo.

Quanto d'altra parte alle considerazioni più "tecniche", va sottolineato e lodato il sapiente ricorso a stralci di verbali di veri processi, dai quali emergono - insieme alle indicazioni di opportunità o inopportunità nel modo di procedere del contro-esaminatore - autentici scorci di vita degli imputati e dei testimoni, con un effetto coinvolgente a un grado in parte inatteso.

Inoltre, gustose le piuttosto frequenti citazioni di massime ad uso del bravo contro-esaminatore, massime per lo più di scuola anglosassone.

In generale, il libro è di grande interesse anche per il lettore non specialista di materie giuridiche, trattando in definitiva temi - l'efficacia comunicativa, la nozione di "verità" in discipline argomentative e non scientifiche, la filosofia di fondo che informa la struttura del processo penale - temi dicevo non di nicchia ma di rilievo, anche grande, per ogni possibile lettore.

Stile appropriato e avvincente dell'autore, il magistrato, scrittore e politico Gianrico Carofiglio.

Una considerazione finale: da questo lavoro traspare il grande spessore del pensiero giuridico del nostro Paese. Conoscendo tuttavia la realtà abominevole del reale sistema giudiziario italiano, salta agli occhi lo iato enorme tra la teoria e la pratica. E rimane la spiacevole, amara impressione che per troppi operatori - e non ci si riferisce a Carofiglio, del quale non si hanno elementi per giudicare - la teoria venga prima della pratica, essendo la prima ciò che conta, ciò che deve continuamente perfezionarsi e avvicinarsi al più preciso conseguimento della "verità" argomentativa, e la seconda una noiosa appendice il cui impatto sulla più ampia società in fondo rilevi poco o nulla, essendo la pratica rispetto alla teoria - tutto sommato - di inferiore dignità ontologica. Alla fin fine, fatti mediocri (e ingiusti) da grandi pensieri di giustizia.
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