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Language
Italiano
Publishing house
Mattioli 1885
Edition number
1
Publication year
2016
Number of pages
107
Position in the list
84
The Review
"Alcune informazioni interessanti "
Questo lavoro, breve, verte sulle interrelazioni tra Romani, Vandali e Visigoti tra IV e V secolo.
Non verte sui rapporti tra Roma e tutti i Barbari: ad esempio, Attila e gli Unni sono citati solo tangenzialmente.
Non è un più generale lavoro sulla caduta dell'Impero Romano d'Occidente.
Non espone teorie che spieghino il collasso dell'Occidente, se non un accenno finale, non particolarmente approfondito, agli studi della complessità, all'orlo del caos e ai molteplici esiti possibili della crisi che si rivelò fatale.
Espone una serie di informazioni sui rapporti tra Roma, Vandali e Visigoti. Essendo il periodo meno frequentato di altri dalla scuola e dalla storiografia, alcune di queste informazioni risultano interessanti. Personalmente, ad esempio, ignoravo la temporanea riconquista di molte province ispaniche, grazie all'alleanza con i Visigoti di Vallia, così come non avevo del tutto compreso il livello di profondità che il foedus con i medesimi Visigoti aveva raggiunto. Strategia del foedus che non si compì invece con altri, tra i quali gli stessi Vandali, la cui conquista dell'Africa pare essere proposta anche da Nuti come un elemento, forse l'elemento, cruciale per dare ragione della caduta dell'Occidente. Altre informazioni che ignoravo sono la profondità e il prestigio del curriculum di alcuni degli ultimi imperatori, ad esempio Avito, e l'ambizione dei loro piani: si pensi alle flotte messe insieme da Maioriano - l'unica di cui avessi letto qualcosa - e poi da Antemio per dare l'assalto all'Africa. Le ultime forze dell'Impero ricordate nel volumetto - ogni tanto sono menzionati anche eserciti che appaiono apprezzabili - mostrano che ancora qualche vigore era rimasto: la caduta forse non era così ineluttabile come invece appare a posteriori.
Questi spunti ed altri - tra i quali la vicenda urbana della Roma di quegli anni: lo scarso impatto materiale del sacco del 410 e il ben più duraturo effetto di quello del 455 - possono spingere alla lettura - che sarà rapida, viste le dimensioni ridotte dell'opera - chi fosse particolarmente interessato a un'epoca e ad eventi così decisivi per tutta la Storia seguente e così poco noti anche a gran parte degli appassionati di Storia e di Roma in particolare. Peccato per quell'accenno all'orlo del caos e agli studi della complessità, che molto promette ma non altrettanto mantiene in approfondimento e sistematizzazione teorica.
Questo lavoro, breve, verte sulle interrelazioni tra Romani, Vandali e Visigoti tra IV e V secolo.
Non verte sui rapporti tra Roma e tutti i Barbari: ad esempio, Attila e gli Unni sono citati solo tangenzialmente.
Non è un più generale lavoro sulla caduta dell'Impero Romano d'Occidente.
Non espone teorie che spieghino il collasso dell'Occidente, se non un accenno finale, non particolarmente approfondito, agli studi della complessità, all'orlo del caos e ai molteplici esiti possibili della crisi che si rivelò fatale.
Espone una serie di informazioni sui rapporti tra Roma, Vandali e Visigoti. Essendo il periodo meno frequentato di altri dalla scuola e dalla storiografia, alcune di queste informazioni risultano interessanti. Personalmente, ad esempio, ignoravo la temporanea riconquista di molte province ispaniche, grazie all'alleanza con i Visigoti di Vallia, così come non avevo del tutto compreso il livello di profondità che il foedus con i medesimi Visigoti aveva raggiunto. Strategia del foedus che non si compì invece con altri, tra i quali gli stessi Vandali, la cui conquista dell'Africa pare essere proposta anche da Nuti come un elemento, forse l'elemento, cruciale per dare ragione della caduta dell'Occidente. Altre informazioni che ignoravo sono la profondità e il prestigio del curriculum di alcuni degli ultimi imperatori, ad esempio Avito, e l'ambizione dei loro piani: si pensi alle flotte messe insieme da Maioriano - l'unica di cui avessi letto qualcosa - e poi da Antemio per dare l'assalto all'Africa. Le ultime forze dell'Impero ricordate nel volumetto - ogni tanto sono menzionati anche eserciti che appaiono apprezzabili - mostrano che ancora qualche vigore era rimasto: la caduta forse non era così ineluttabile come invece appare a posteriori.
Questi spunti ed altri - tra i quali la vicenda urbana della Roma di quegli anni: lo scarso impatto materiale del sacco del 410 e il ben più duraturo effetto di quello del 455 - possono spingere alla lettura - che sarà rapida, viste le dimensioni ridotte dell'opera - chi fosse particolarmente interessato a un'epoca e ad eventi così decisivi per tutta la Storia seguente e così poco noti anche a gran parte degli appassionati di Storia e di Roma in particolare. Peccato per quell'accenno all'orlo del caos e agli studi della complessità, che molto promette ma non altrettanto mantiene in approfondimento e sistematizzazione teorica.