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Book
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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli
Series
Biblioteca Universale - Best
Edition number
1
Publication year
2013
Number of pages
192
Position in the list
90
The Review
"Deludente"
Di Carofiglio avevo letto e apprezzato "L'arte del dubbio".
Mi ero quindi avvicinato ben disposto a questo testo.
L'oggetto è d'altronde promettente: il valore delle parole, del loro significato, la messa in guardia dalla loro banalizzazione e svilimento.
Le prime pagine lasciano viva la speranza che sia un buon libro, ma poi la qualità delude alquanto. Sembra che l'autore dovesse scrivere, ma senza ispirazione. Il tutto diviene una specie di mediocre tema del liceo, con considerazioni rapsodiche piuttosto soggettive e poche idee interessanti o anche solo sorprendenti.
Da un certo momento in poi il tutto precipita in una polemica antiberlusconiana anche piuttosto esagerata, troppo immersa nelle passioni - eccessive - dei giorni in cui il libro venne scritto e che già oggi quindi non ha niente da dire.
Ci sono invero qua e là citazioni (moolto estese, in qualche caso) di grande valore; ma non si può certo dare merito a Carofiglio di quanto scrisse Gramsci, per esempio.
Il tutto si risolleva un po' nella seconda, assai più breve, parte, relativa al linguaggio giuridico, nella quale sostanzialmente si invita a distinguere tra tecnicismi (buoni) e pseudotecnicismi (cattivi, per il loro significato sociale e politico) e si censura l'abuso di lessico raro e costruzioni ampollose, prolisse, ridondanti e inutilmente complesse, avanzando una critica importante e a mio avviso corretta a un frequentissimo vizio del linguaggio giuridico italiano (ma lo stesso vale per altri campi specialistici), che sembra spesso esprimersi per celare e non per svelare, con il fine di attribuire a chi lo utilizza uno status quasi sacerdotale, mentre questi dovrebbe pronunciarsi "in nome del popolo italiano", e dunque comprensibilmente. Si vede che su questo tema, a differenza che sul resto, l'autore aveva un'idea chiara e dunque ha trovato modo di esprimerla chiaramente.
Ma non basta a salvare il libro nel suo complesso.
Di Carofiglio avevo letto e apprezzato "L'arte del dubbio".
Mi ero quindi avvicinato ben disposto a questo testo.
L'oggetto è d'altronde promettente: il valore delle parole, del loro significato, la messa in guardia dalla loro banalizzazione e svilimento.
Le prime pagine lasciano viva la speranza che sia un buon libro, ma poi la qualità delude alquanto. Sembra che l'autore dovesse scrivere, ma senza ispirazione. Il tutto diviene una specie di mediocre tema del liceo, con considerazioni rapsodiche piuttosto soggettive e poche idee interessanti o anche solo sorprendenti.
Da un certo momento in poi il tutto precipita in una polemica antiberlusconiana anche piuttosto esagerata, troppo immersa nelle passioni - eccessive - dei giorni in cui il libro venne scritto e che già oggi quindi non ha niente da dire.
Ci sono invero qua e là citazioni (moolto estese, in qualche caso) di grande valore; ma non si può certo dare merito a Carofiglio di quanto scrisse Gramsci, per esempio.
Il tutto si risolleva un po' nella seconda, assai più breve, parte, relativa al linguaggio giuridico, nella quale sostanzialmente si invita a distinguere tra tecnicismi (buoni) e pseudotecnicismi (cattivi, per il loro significato sociale e politico) e si censura l'abuso di lessico raro e costruzioni ampollose, prolisse, ridondanti e inutilmente complesse, avanzando una critica importante e a mio avviso corretta a un frequentissimo vizio del linguaggio giuridico italiano (ma lo stesso vale per altri campi specialistici), che sembra spesso esprimersi per celare e non per svelare, con il fine di attribuire a chi lo utilizza uno status quasi sacerdotale, mentre questi dovrebbe pronunciarsi "in nome del popolo italiano", e dunque comprensibilmente. Si vede che su questo tema, a differenza che sul resto, l'autore aveva un'idea chiara e dunque ha trovato modo di esprimerla chiaramente.
Ma non basta a salvare il libro nel suo complesso.