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Language
Italiano
Translator
Stefano Manferlotti
Publishing house
Mondadori
Series
Oscar moderni
Position in the list
11
The Review
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"L'Apocalisse Divina del Potere"


Insieme a “La Fattoria degli Animali” e più ancora di essa, “1984” è il lascito di George Orwell al canone della letteratura del Novecento, e già a pieno titolo anche a quello di questo inizio di XXI secolo. Il suo, anzi, non è solo un contributo letterario, ma un potente contributo politico e – si può dire – filosofico.

Come già “La Fattoria degli Animali”, “1984” è infatti un'opera sul Potere. Se “La Fattoria” era una trasparente allegoria dei primi decenni della vicenda storica sovietica, e certamente da questa estraeva intuizioni generali, “1984” va oltre, oltre la Storia, descrivendo una distopia quasi interamente compiuta.

In un passato relativamente recente (ancora vivono alcuni che hanno sperimentato il mondo “di prima”), la Rivoluzione ha vinto e si è consolidata. Quel processo di rapida degenerazione oggetto de “La Fattoria degli Animali” si è svolto e radicato. E' il mondo dopo la Rivoluzione, un mondo terribile e squallido, che regredisce continuamente quasi su tutto, con condizioni materiali in continuo immiserimento, divisioni sociali che diventano quasi antropologiche, guerra costante. Ed è il mondo in cui la presa del Potere su tutto il resto è la più forte di sempre: oltre i totalitarismi, oltre l'inquisizione. Neppure la legge serve più, nulla è vietato, ma la libertà è delitto capitale. Il controllo sui comportamenti è ininterrotto, incessante: tutti i membri del Partito sono continuamente osservati, e anche uno spasmo del viso può perdere un uomo.

Già così, sarebbe una distopia memorabile.

Ma, a leggere bene, questa è appena la superficie.

Non è questo il punto.

Il punto è che il Potere controlla, plasma e crea la “Verità”. Di nuovo, la superficie di questo la si vede nella propaganda onnipervasiva, nella costante manipolazione e eliminazione dei documenti storici, nella negazione dell'evidenza. Ma, per l'appunto, questa è appena la superficie. L'intuizione di questa opera è che il Potere non si avvera e non si esplica pienamente se la potenza non è onnipotenza. Se non si ottiene non solo la sottomissione e l'obbedienza totale, ma anche l'adesione e la convinzione, la piena remissione di ogni autonomia, di ogni forma di distinzione e disallineamento, di scostamento dalla volontà del Potere, che ha forza in quanto tale, pienamente svincolata dalla coerenza, perché contiene in sé tutte le contraddizioni, dall'utilità, dalla logica, dalle forze di natura. Assoluta. Che consente di vivere o dà la morte, ma all'improvviso, senza un perché, spesso dopo il perdono del reo e la sua riammissione nella società, dopo avergli concesso avanzamenti di carriera e di prestigio, in seguito al suo arresto e la successiva “cura”. <<Se vuoi un'immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umano in eterno>>.

Il Potere controlla il pensiero e la volontà, perché <<le cose esistono solo in quanto se ne ha coscienza>>, <<la realtà si trova nella scatola cranica>> (ed è degno di nota che Winston trovi sollievo e respiri libertà quando è fuori dalla città, nella natura, cioè – forse - in ciò che esiste ma è senza coscienza, e non può dunque essere direttamente oggetto della manipolazione del Potere). Il Potere disattiva alcune minacce, come la sessualità, che teme, perché allontana le persone dal suo controllo, e le appaga, e attenua quella costante isteria di cui invece esso ha bisogno per consolidare la sua presa. Distrugge dall'interno la famiglia. Alimenta l'odio e la paura, che impongono alle persone il desiderio e la necessità della sua benevolenza e della sua protezione. Controlla il pensiero e la volontà, e ha capito che per farlo ha bisogno di controllare la lingua. Crea quindi la sua lingua, attraverso una continua, progressiva manomissione di quella precedente. C'è molto di più, ma anche solo questa – alla quale è dedicata non a caso un'apposita appendice - sarebbe una illuminazione che dovrebbe obbligare alla lettura di questo libro. La neolingua del Potere è una lingua sempre più povera, sempre più schematica, che elimina le sfumature, che elimina infiniti concetti, e li raduna sotto concetti-ombrello che impediscono di pensare difformemente da quanto il Potere vuole. <<La neolingua non era concepita per ampliare le capacità speculative, ma per ridurle>>, e questo perché <<ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa>>.

Il Potere, si noti, è solo fino a un certo punto nell'interesse di alcune specifiche persone, come invece era ne “La Fattoria degli Animali”. Inaspettatamente, anzi, è più duro e implacabile con i suoi quadri, sui quali vuole esercitarsi pienamente, che sui Prolet, la massa del popolo, della quale sostanzialmente non si interessa se non perché non crei minacce alla propria azione e perpetuazione, timore che tuttavia non è forte, dato che i passati cambiamenti di regime sono letti come frutto dell'azione di una possibile élite non sufficientemente coinvolta nel potere (i “Medi”), non di una azione partita dagli ultimi (i “Bassi”), che non possono avere modo di ribellarsi da soli. Si vuole quindi impedire che sorgano minacce dai “Medi” più che dai “Bassi”. Ma allo stesso tempo, si intuisce che anche i singoli dirigenti, gli “Alti”, le élite del Partito, siano destinati quasi certamente anch'essi all'epurazione, chi prima chi poi, per essere sostituiti da nuovi dirigenti e via così. Il Potere <<non è un mezzo, è un fine>>, serve sé stesso e distrugge tutti, anzitutto – come detto – nell'autonoma volontà. Il Potere esige il bipensiero, cioè la capacità di pensare qualcosa e il suo opposto, o anche di pensare qualcosa e ignorarla allo stesso tempo, e in piena sincerità (e questa non è forse un'osservazione sorprendente su quello che davvero ci accade, più spesso di quanto pensiamo?). <<Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro. Garantito ciò, tutto il resto ne consegue naturalmente>> viene scritto a un certo punto. Poi, Winston scriverà <<2+2=5>>.

Il Potere esige <<sottomissione totale ed esplicita>>, la fuoriuscita dall'io, la fusione con il Partito, cioè con il Potere medesimo, quale condizione per divenire <<onnipotente e immortale>>. Ci siamo quasi. Continuiamo. Il Potere è il Grande Fratello, ma non è neppure più chiaro se il Grande Fratello esista ancora – o se sia mai esistito – come persona in carne ed ossa, o non sia piuttosto una ipostatizzazione di un'idea che è anche un fatto, quella del Potere, che è Assoluto, Onnisciente, Onnipotente, disponendo di tutto e tutti, e non risponde ad altri che a sé stesso. E non si comprende neppure più se il Grande Fratello sia un uomo, o Dio, o l'hybris dell'Uomo che si fa Dio e agisce nella Storia attraverso obblighi, divieti e comandamenti che non stanno neppure nelle leggi, ma nelle teste, volontà imperscrutabile, incoerente e irresistibile, somministrazione di dolore infinito, dannazione, benevolenza, protezione dall'ipostasi del Male (Goldstein, alias il Demonio), salvazione attraverso il perdono, morte. <<Dio è potere>>: viene detto. E' l'apocalisse.

Il libro è ben scritto, la lettura scorrevole e avvincente, la creazione del futuro immaginario e distopico profondamente impressionante e suggestiva, anche per gli elementi di verosimiglianza dato il presente in cui il volume venne dato alle stampe (immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale, mentre i Sovietici si mangiavano un pezzo di mondo dopo l'altro, si correva all'atomica, i laburisti vincevano inaspettatamente le elezioni con un programma piuttosto radicale rispetto alla società liberale d'anteguerra... tutto appariva possibile, i sommovimenti immensi, i rischi incalcolabili).

Non ogni dettaglio è perfetto: alcuni eventi sono inspiegabili (perché diamine Winston e Julia vanno insieme (!) da O'Brien?); il personaggio di Julia mi pare in parte abbozzato.

D'altra parte, il meccanismo narrativo è straordinariamente sorprendente e avvincente: descrizione della distopia e introduzione dei personaggi; piena ribellione di Winston e Julia; O'Brien a sostegno; prima rivelazione (il libro di Goldstein: “Teoria e Prassi del Collettivismo Oligarchico”); apocalisse: il Potere, la sua onniscienza, la sua inevitabile vittoria; sconfitta ineluttabile di Winston (e Julia).

Gli estratti dal libro di Goldstein sembrano – e sono – di profonda intelligenza politica, sociale e storica, ma è solo il preludio. I dialoghi tra O'Brien torturatore e Winston torturato sono la luce abbacinante che illumina senza ombre il loro mondo distopico. Una verità che sussiste in sé stessa, si direbbe, essendo per l'appunto il Potere l'unica Verità, anzi il creatore della Verità.

“1984”, s'è detto, non è un libro perfetto. Ma i capolavori non devono essere perfetti. I libri del canone neppure. “1984” è un libro geniale. Questo è un capolavoro. Ed è una lettura fondamentale.
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