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Book
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Language
Italiano
Translator
Lidia Storoni Mazzolani
Publishing house
Edizione Mondolibri, su licenza Giulio Einaudi editore
Edition number
1
Publication year
2002
Number of pages
320
Position in the list
24
The Review
1 voted this review
“Humanitas, Felicitas, Libertas” – un capolavoro letterario, un’opera di grande umanesimo
Lessi “Memorie di Adriano” vent’anni di fa. Avrei anzi detto che la lettura fosse avvenuta ancora più indietro nel tempo, ma, riprendendo in mano il libro, mi accorgo che venne stampato nel gennaio 2002, e dunque non possono essere passati più di venti anni.
Ne ho memoria come di una lettura appagante, di alto livello, dalla scrittura dal tocco delicato e dalle meravigliose virtù di delicata introspezione, inserita nel contesto di un mondo antico affascinante, in parte familiare e in parte esotico, nell’impero al suo zenith, in quello che emerge come uno dei grandi momenti della Storia. E’ Yourcenar stessa a descriverlo nei “Taccuini d’Appunti”, attraverso una perfetta e memorabile definizione di Flaubert: <<Quando gli dèi non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c'è stato un momento unico in cui è esistito l'uomo, solo>>.
E questa d’altronde è un’opera in cui il contesto storico è fondamentale, ma si va oltre la sola dimensione del romanzo storico, come suggerisce anche la citazione di Flaubert, perché questa è soprattutto una retrospettiva su una vita, la storia di un’anima (e non a caso il primo capitolo si intitola esplicitamente, con inevitabile citazione, “Animula vagula blandula”). Questa è un’opera di grande umanesimo.
Mi è sempre rimasto ben scolpito nella memoria, come sintesi di questo capolavoro e delle idealità e intuizioni quasi poetiche che esso esprime, quello che Adriano cita quasi come motto della sua visione politica: “Humanitas, Felicitas, Libertas”, che – devo dire – da allora ho sempre considerato l’obiettivo politico che anche oggi dobbiamo proporci. Anche per questo “Memorie di Adriano” è un’opera che certamente mi è rimasta, come si suol dire, “impressa”, ed è stata formativa.
Del libro fanno parte anche i “Taccuini di Appunti” e la “Nota” finale. Francamente non saprei dire se li lessi allora, ma li ho letti in questi giorni, e li ho trovati una miniera. I “Taccuini”, per il modo fresco, per flash con il quale descrivono la genesi dell’opera, il percorso lungo, tortuoso, avventuroso e imprevedibile che questa idea seguì per anni prima di essere concretizzata, gli accidenti della vita attraverso i quali è giunta infine ad essere scritta come e quando è stata scritta, e per alcune considerazioni a latere talvolta fulminanti. La “Nota”, quale testimonianza del lavoro certosino e scrupoloso che Yourcenar compì per poter scrivere di Adriano, dello studio delle fonti, e – soprattutto – della loro ricerca. Nella “Nota” è descritto un processo difficilissimo di reperimento degli studi e delle opere su Adriano e il suo mondo, processo che richiedeva la visita di infinite biblioteche, perché studi settoriali anche recentissimi erano frequentemente esistenti in poche copie sull’intero pianeta*.
La traduzione è quella, imprescindibile, di Lidia Storoni Mazzolani, la classicista scelta dalla stessa Yourcenar quale traduttrice italiana del capolavoro, con esiti felicissimi.
* Una ricerca un tempo difficile, lunga e laboriosa come quella di Yourcenar oggi può essere sempre più agevole e soprattutto rapida, e questo fatto è notevole, grazie alla replicabilità digitale e al web, che hanno ampliato a dismisura le possibilità di conoscenza e di ricerca per tutti: nel XXI secolo alla portata di milioni e milioni di persone ci sono fonti e informazioni che un tempo erano disponibili a pochissimi, dagli abbondantissimi risorse e tempo a disposizione per dedicarvicisi. Un beneficio della tecnologia, questo, che avrà (e sta già avendo) effetti trasformativi profondissimi sulla trasmissione della conoscenza, dei quali – credo – non ci rendiamo conto se non superficialmente, senza comprenderne davvero la magnitudine. Progressi come questo hanno effetti che si cumulano, a valanga, e la trasmissione della conoscenza ne beneficerà, penso, in una misura talmente gigantesca che a posteriori non si potrà che vedere un prima e un dopo la rivoluzione della replicabilità digitale e della disponibilità web.
Lessi “Memorie di Adriano” vent’anni di fa. Avrei anzi detto che la lettura fosse avvenuta ancora più indietro nel tempo, ma, riprendendo in mano il libro, mi accorgo che venne stampato nel gennaio 2002, e dunque non possono essere passati più di venti anni.
Ne ho memoria come di una lettura appagante, di alto livello, dalla scrittura dal tocco delicato e dalle meravigliose virtù di delicata introspezione, inserita nel contesto di un mondo antico affascinante, in parte familiare e in parte esotico, nell’impero al suo zenith, in quello che emerge come uno dei grandi momenti della Storia. E’ Yourcenar stessa a descriverlo nei “Taccuini d’Appunti”, attraverso una perfetta e memorabile definizione di Flaubert: <<Quando gli dèi non c'erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c'è stato un momento unico in cui è esistito l'uomo, solo>>.
E questa d’altronde è un’opera in cui il contesto storico è fondamentale, ma si va oltre la sola dimensione del romanzo storico, come suggerisce anche la citazione di Flaubert, perché questa è soprattutto una retrospettiva su una vita, la storia di un’anima (e non a caso il primo capitolo si intitola esplicitamente, con inevitabile citazione, “Animula vagula blandula”). Questa è un’opera di grande umanesimo.
Mi è sempre rimasto ben scolpito nella memoria, come sintesi di questo capolavoro e delle idealità e intuizioni quasi poetiche che esso esprime, quello che Adriano cita quasi come motto della sua visione politica: “Humanitas, Felicitas, Libertas”, che – devo dire – da allora ho sempre considerato l’obiettivo politico che anche oggi dobbiamo proporci. Anche per questo “Memorie di Adriano” è un’opera che certamente mi è rimasta, come si suol dire, “impressa”, ed è stata formativa.
Del libro fanno parte anche i “Taccuini di Appunti” e la “Nota” finale. Francamente non saprei dire se li lessi allora, ma li ho letti in questi giorni, e li ho trovati una miniera. I “Taccuini”, per il modo fresco, per flash con il quale descrivono la genesi dell’opera, il percorso lungo, tortuoso, avventuroso e imprevedibile che questa idea seguì per anni prima di essere concretizzata, gli accidenti della vita attraverso i quali è giunta infine ad essere scritta come e quando è stata scritta, e per alcune considerazioni a latere talvolta fulminanti. La “Nota”, quale testimonianza del lavoro certosino e scrupoloso che Yourcenar compì per poter scrivere di Adriano, dello studio delle fonti, e – soprattutto – della loro ricerca. Nella “Nota” è descritto un processo difficilissimo di reperimento degli studi e delle opere su Adriano e il suo mondo, processo che richiedeva la visita di infinite biblioteche, perché studi settoriali anche recentissimi erano frequentemente esistenti in poche copie sull’intero pianeta*.
La traduzione è quella, imprescindibile, di Lidia Storoni Mazzolani, la classicista scelta dalla stessa Yourcenar quale traduttrice italiana del capolavoro, con esiti felicissimi.
* Una ricerca un tempo difficile, lunga e laboriosa come quella di Yourcenar oggi può essere sempre più agevole e soprattutto rapida, e questo fatto è notevole, grazie alla replicabilità digitale e al web, che hanno ampliato a dismisura le possibilità di conoscenza e di ricerca per tutti: nel XXI secolo alla portata di milioni e milioni di persone ci sono fonti e informazioni che un tempo erano disponibili a pochissimi, dagli abbondantissimi risorse e tempo a disposizione per dedicarvicisi. Un beneficio della tecnologia, questo, che avrà (e sta già avendo) effetti trasformativi profondissimi sulla trasmissione della conoscenza, dei quali – credo – non ci rendiamo conto se non superficialmente, senza comprenderne davvero la magnitudine. Progressi come questo hanno effetti che si cumulano, a valanga, e la trasmissione della conoscenza ne beneficerà, penso, in una misura talmente gigantesca che a posteriori non si potrà che vedere un prima e un dopo la rivoluzione della replicabilità digitale e della disponibilità web.