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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli
Edition number
1
Publication year
1972
Number of pages
709
Position in the list
18
The Review
"Un'Utile Introduzione"


La "Storia d'Italia" di Indro Montanelli, redatta con l'ausilio di Gervaso nei primi libri e di Cervi negli ultimi, è una delle più rilevanti imprese culturali dell'Italia del secondo Novecento. Tramite la scrittura di Montanelli, moltissimi italiani hanno "scoperto" la storia del proprio Paese, hanno iniziato a pensarla, ne hanno appreso quanto meno i capisaldi, più chiaramente e organicamente - soprattutto meno retoricamente - che a scuola.

Montanelli anche in quest'opera utilizza il suo stile, che resta modello di chiarezza e semplicità, e al contempo eleganza. Uno scrivere mai barocco, senza sfoggio di ricercatezza, con costruzioni sintattiche di immediata e facile comprensione anche al lettore non il più accanito; eppure così ben concepito, così sobrio e impeccabile, anche quando quasi si avvicina al colloquiale. Mai sciatto, sempre denso di significato.

I guizzi di intelligenza si susseguono e avvincono. Montanelli è un uomo di valori e principi - i valori di una maggioranza silenziosa che in Italia c'è stata per lungo tempo, pur facendosi notare meno di altre, assai meno commendevoli minoranze - ma che non per questo rinuncia al buonsenso, all'uso e alla conoscenza del mondo, che talvolta, complice l'incomparabile esperienza accumulata in prima persona nelle grandi pagine della Storia del XX secolo, paiono quasi sfiorare il cinismo. Ma dietro all'occasionale cinismo resta una divertita e in fondo indulgente comprensione.

Incomparabile nei ritratti dei personaggi, maggiori e minori. Il più delle volte con pochissimi tratti, Montanelli descrive rendendo risultati vividissimi il suo soggetto. E' impossibile non notare la differenza tra il suo realismo, radicato in una profonda conoscenza dell'umano, delle sue grandezze, delle sue miserie, soprattutto delle sue contraddizioni, tra il suo realismo si diceva e la prosopopea di tanta storiografia "colta" anche a lui contemporanea, spesso forse più ampiamente documentata, ma certo meno verosimile perchè meno esperta del mondo vero.

E' in questa capacità di presentare il suo soggetto con realistica pregnanza, suscitando vivissimo interesse anche nel lettore qualunque, nel cittadino che vuole istruirsi, pur senza essere necessariamente né divenire un "cultore della materia", il più grande merito di Montanelli, che rende la sua "Storia d'Italia", insieme a quella dei Greci e alla "Storia di Roma", ancora oggi una delle migliori introduzioni alle vicende politiche, artistiche e culturali della nazione italiana. Certo, non è opera accademica e non è priva qua e là di imprecisioni, ma ben oltre a questi occasionali peccati veniali va il suo valore.

Ne "L'Italia del Risorgimento", in particolare, Montanelli non paga il diffuso stanco tributo alla retorica patriottarda che ha quasi inventato un Risorgimento differente da quello che s'è realmente compiuto. Amico della verità, non esita ad evidenziare limiti, errori, ingenuità di vincitori e vinti, che si tratti di Mazzini, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Pio IX. Al contempo, però, riconosce slanci ideali, grandezze e eroismi.

La stagione che porta al 1848 e poi al 1859 è descritta con una chiave di lettura centrata sull'ascesa tra i patrioti, a scapito dell'ormai inattuale Carboneria, e poi sul fallimento dell'opzione mazziniana, sulla progressiva elaborazione della posizione moderata, specialmente nel Regno di Sardegna, e quindi sulla capacità del Piemonte e di Casa Savoia di diventare campioni della causa nazionale, che si conferma a lungo intesa come un'unificazione del centro-nord, senza escludere affatto una coesistenza o anche una "federazione" con Stato della Chiesa e Due Sicilie. Non si manca di descrivere quindi le inadeguatezze di Pio IX e dei Borbone, che porteranno alla loro sconfitta. Non si nasconde la limitata estensione sociale e popolare dell'adesione agli ideali risorgimentali, anche se con eccezioni significative, pur tra le contraddizioni, come a Roma nel momento della Repubblica o a Milano nelle Cinque Giornate o a Venezia o a Brescia.

A mio avviso è invece un poco sommaria la trattazione dell'impresa dei Mille, e dunque dell'unificazione del Sud al Nord. Ma va detto - e l'Autore lo ricorda - che Montanelli ha dedicato un libro intero a Garibaldi, scritto insieme a Marco Nozza. Libro che non ho letto e potrebbe dunque contenere quei dettagli di un'impresa fondativa della patria che qui sono raccontati piuttosto stringatamente.
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