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Language
Italiano
Publishing house
Einaudi
Series
Super ET
Edition number
5
Publication year
2017
Number of pages
677
Position in the list
64
The Review
"Non un capolavoro, ma una lettura piacevole e istruttiva"


La lettura di “Q” si è distesa su molti mesi, tra l'agosto 2018 e il maggio 2019, a volte lasciando intercorrere lunghi intervalli tra un'occasione e l'altra, in altri periodi invece procedendo più spedita e cadenzata.

La mia impressione su questo libro è cambiata nel corso dei mesi. In principio, mi pareva un'opera innovativa, capace di utilizzare con abilità e senza banalità numerosi registri linguistici e forme narrative, centrarsi su più personaggi, muoversi agilmente nel tempo, proporre effetti di potente resa drammatica. Poi, con il trascorrere delle pagine, questa impressione si è fortemente stemperata, fino a sparire pressoché del tutto. Le esigenze del plot mi sono sembrate aver preso il sopravvento, alcuni personaggi (i Miquez, per esempio) sembravano poco profondi, più ruoli unidimensionali che altro, certi passaggi (la truffa ai Fugger), preparati per un certo tempo, venivano poi sostanzialmente saltati a piè pari (per esigenze di editing e ritmo?). Insomma, di quanto promesso e quasi pregustato all'inizio, molto non veniva poi concretizzato. Da capolavoro letterario sperato all'inizio a best seller consumato alla fine. Disomogeneo, forse perché opera di un collettivo?

Ciò nonostante, è stata una lettura piacevole e istruttiva. Piacevole, perché la trama è comunque ben costruita, la storia avvincente, la suspense reale. Istruttiva, perché quest'opera si svolge in un'epoca cruciale per la storia europea e occidentale: la Riforma e l'avvio della Controriforma. In effetti, trama e personaggi di “Q” possono anche essere considerati strumenti utili al racconto di un'epoca. La rottura della Cristianità. Una rottura che – da parte protestante – è quasi subito uno specchio frantumato in mille pezzi. Lutero perde presto l'esclusività della guida della Riforma, e si moltiplicano i movimenti di fede, che sono – sotto il manto religioso – anche politici e sociali. Il libro ne racconta a lungo alcuni tra i più estremi. Rivoluzioni, progetti di nuove società, sogni che in alcuni casi diventano allucinazioni e poi orrori, in altri restano ipotesi di civiltà diverse poi non concretizzatesi. Ci si istruisce, dicevo. La storia incredibile e raccapricciante degli anabattisti di Münster, per esempio, si imprime a fondo nella memoria.

In molte occasioni, il libro è vero cibo per la mente, perché innesca interrogativi e riflessioni cruciali: perché l'adesione tumultuosa alla Riforma, cosa cercavano i protestanti? Interessi, vera fede, fanatismo, fuga dalla realtà? Tutte queste ipotesi sono aperte, in qualche misura vere almeno per alcuni e il libro di per sé non prende esplicitamente posizione, ma mi pare – non so se sia una suggestione – di cogliere un punto di vista degli autori distaccato dall'ambito puramente religioso e molto immerso in logiche sociali, talvolta psicologiche (se così fosse, sarebbe certamente un'opera del Novecento più ancora che sul Cinquecento). Certo è che i due protagonisti addivengono, ciascuno per la sua strada, a un grande cinismo, più dolente o più distaccato.

Ma altre domande vengono suscitate: quanto era inevitabile che tutto andasse come è andato, che la Cristianità rimanesse divisa, che lo scisma non venisse mai ricomposto? Quanto inevitabile, quanto accidente o fortuna? Questo lo stimolo dell'ultima parte, della lotta tra Spirituali e Inquisizione, del fatale Conclave che per un soffio non si conclude altrimenti ed elegge Giulio III.

Insomma, non ho trovato “Q” il capolavoro che pure alcuni ci vedono, ma è una lettura che comunque mi ha insegnato e stimolato, e dalla quale non dissuaderei chi se ne mostrasse interessato.
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