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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli
Position in the list
58
The Review
Pubblicato ad anni di distanza dal noto “La Grande Strategia dell’Impero Romano”, “La Grande Strategia dell’Impero Bizantino” è un’altra opera che applica gli studi strategici e il concetto di “grande strategia”* alla storia antica – e medievale, in questo caso – illuminandola da un punto di vista inconsueto, ma interessantissimo.
Secondo la ricostruzione di Luttwak, che – esperto di strategia – pure non è un bizantinista accademico, l’Impero bizantino seppe articolare e applicare per secoli una grande strategia duttile, flessibile, opportunista, che permise a questo organismo politico, pur meno potente dell’Impero Romano dei secoli d’oro, di sopravvivere per ottocento-mille anni e perfino, in alcune epoche, tornare a prosperare ed espandersi.
Per Luttwak, mentre l’Occidente si avviava alla dissoluzione, l’Oriente seppe distillare delle vitali lezioni-chiave dal confronto con gli Unni e gli altri barbari, e seppe evolvere sia gli armamenti e le tattiche sia la stessa grande strategia, che passò al contenimento delle minacce anziché alla loro eliminazione radicale come scelta d'elezione, alla costruzione di alleanze, alle convergenze con nemici potenziali contro nemici attuali, con frequente scambio dei ruoli tra gli uni e gli altri. Tutto questo in un contesto in cui le risorse militari erano preziose e solo raramente andavano messe a rischio in grandi battaglie campali: le risorse militari erano viste come un componente di una grande strategia più complessa e raffinata, che si articolava al contempo su prestigio, ricchezza, diplomazia, conoscenza approfondita degli interlocutori, studio e dottrina tramandati, evoluti, aggiornati nei secoli.
Ogni opera è figlia del suo tempo, e questa, pubblicata nel 2009, è certamente figlia del mondo post-11 Settembre, complesso, proteiforme, pieno di attori politici, militari, culturali dai rapporti tra loro cangianti e contraddittori. Un mondo in cui non conta tanto il limes, la difesa della frontiera come ne “La Grande Strategia dell’Impero Romano” e in tante situazioni della Guerra Fredda, ma l’alleanza, spesso contingente, la convergenza di interessi, la collaborazione, la possibilità di rappresaglia e punizione, la conoscenza approfondita della situazione e degli attori in gioco, come ne “La Grande Strategia dell’Impero Bizantino”, che in fondo sta anche lì a dirci quanto è cambiato, recentemente, il “nostro” mondo, oltre a quanto cambiò quello in cui operava l’Impero Romano d’Oriente.
“La Grande Strategia dell’Impero Bizantino” è un testo ricchissimo di informazioni – alcune davvero gustose - e spunti, per il lettore appassionato di storia e di pensiero strategico. Come già “La Grande Strategia dell’Impero Romano”, sa offrire una prospettiva intellettualmente vivace e feconda su un tema spesso trattato con minor respiro e minor visione.
Una pecca che mi sento di segnalare è che la qualità della scrittura sembra meno curata, rispetto a “La Grande Strategia dell’Impero Romano”. La lettura, complessivamente, mi apparve meno fluida, piacevole e avvincente. Il libro nel suo complesso, meno scorrevole; a volte, quasi una silloge di studi e approfondimenti certamente con un filo conduttore solido e coerente, ma non del tutto amalgamati e fusi in un lavoro armonicamente unitario.
* Una possibile definizione di “grande strategia” la determina come quel livello della strategia in base al quale una realtà politica alloca le risorse disponibili ai vari obiettivi politici e militari, per conseguire sul lungo termine quelli che identifica come i propri interessi. La “grande strategia” non è dunque relativa tanto a specifiche iniziative militari quanto a una visione di ancora più largo respiro e, spesso, lunga durata.
Secondo la ricostruzione di Luttwak, che – esperto di strategia – pure non è un bizantinista accademico, l’Impero bizantino seppe articolare e applicare per secoli una grande strategia duttile, flessibile, opportunista, che permise a questo organismo politico, pur meno potente dell’Impero Romano dei secoli d’oro, di sopravvivere per ottocento-mille anni e perfino, in alcune epoche, tornare a prosperare ed espandersi.
Per Luttwak, mentre l’Occidente si avviava alla dissoluzione, l’Oriente seppe distillare delle vitali lezioni-chiave dal confronto con gli Unni e gli altri barbari, e seppe evolvere sia gli armamenti e le tattiche sia la stessa grande strategia, che passò al contenimento delle minacce anziché alla loro eliminazione radicale come scelta d'elezione, alla costruzione di alleanze, alle convergenze con nemici potenziali contro nemici attuali, con frequente scambio dei ruoli tra gli uni e gli altri. Tutto questo in un contesto in cui le risorse militari erano preziose e solo raramente andavano messe a rischio in grandi battaglie campali: le risorse militari erano viste come un componente di una grande strategia più complessa e raffinata, che si articolava al contempo su prestigio, ricchezza, diplomazia, conoscenza approfondita degli interlocutori, studio e dottrina tramandati, evoluti, aggiornati nei secoli.
Ogni opera è figlia del suo tempo, e questa, pubblicata nel 2009, è certamente figlia del mondo post-11 Settembre, complesso, proteiforme, pieno di attori politici, militari, culturali dai rapporti tra loro cangianti e contraddittori. Un mondo in cui non conta tanto il limes, la difesa della frontiera come ne “La Grande Strategia dell’Impero Romano” e in tante situazioni della Guerra Fredda, ma l’alleanza, spesso contingente, la convergenza di interessi, la collaborazione, la possibilità di rappresaglia e punizione, la conoscenza approfondita della situazione e degli attori in gioco, come ne “La Grande Strategia dell’Impero Bizantino”, che in fondo sta anche lì a dirci quanto è cambiato, recentemente, il “nostro” mondo, oltre a quanto cambiò quello in cui operava l’Impero Romano d’Oriente.
“La Grande Strategia dell’Impero Bizantino” è un testo ricchissimo di informazioni – alcune davvero gustose - e spunti, per il lettore appassionato di storia e di pensiero strategico. Come già “La Grande Strategia dell’Impero Romano”, sa offrire una prospettiva intellettualmente vivace e feconda su un tema spesso trattato con minor respiro e minor visione.
Una pecca che mi sento di segnalare è che la qualità della scrittura sembra meno curata, rispetto a “La Grande Strategia dell’Impero Romano”. La lettura, complessivamente, mi apparve meno fluida, piacevole e avvincente. Il libro nel suo complesso, meno scorrevole; a volte, quasi una silloge di studi e approfondimenti certamente con un filo conduttore solido e coerente, ma non del tutto amalgamati e fusi in un lavoro armonicamente unitario.
* Una possibile definizione di “grande strategia” la determina come quel livello della strategia in base al quale una realtà politica alloca le risorse disponibili ai vari obiettivi politici e militari, per conseguire sul lungo termine quelli che identifica come i propri interessi. La “grande strategia” non è dunque relativa tanto a specifiche iniziative militari quanto a una visione di ancora più largo respiro e, spesso, lunga durata.