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Language
Italiano
Publishing house
Rizzoli Editore
Edition number
1
Publication year
1982
Number of pages
462
Position in the list
9
The Review
1 voted this review
E' un libro amarissimo, doloroso per un italiano.

Copre il breve ma fatale periodo storico che va dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943. Descrive quindi la guerra dell'Italia fascista.

Emerge, chiarissima nella scrittura secca e spedita, la tragica inadeguatezza della classe dirigente politica e militare, in quegli anni fatali. Strategie assurde (perché e come si arrivò ad attaccare la Grecia, ad esempio, ha dell'incredibile), incapacità di comando, debolezze di carattere, fuga dalle responsabilità, carrierismo, improvvisazione, non manca nulla nella tristissima galleria.

Le pagine forse più disarmanti sono quelle sull'avvicinamento all'armistizio e soprattutto sulla fuga del re, di Badoglio, di tanti generali. Il molo di Ortona, con la ressa di "massimi servitori dello Stato" che si accalcano e giungono quasi alla rissa pur di scappare, anziché rimanere al proprio posto di combattimento, avendo per di più lasciato quasi senza ordini e di certo senza comando le truppe, è l'immagine indelebile del fallimento ignominioso dello Stato italiano.

Dal libro non esce bene nessuno tra i protagonisti: non Mussolini, che sbaglia sostanzialmente ogni cosa, ogni previsione, ogni strategia; non Badoglio, non il re, che fanno forse la peggior figura. I gerarchi che ebbero il coraggio del 25 luglio già assumono maggiore dignità, mentre alcuni comandanti militari e reparti, ed eroi quali Durand de la Penne sono gli unici a offrire lampi di valore degni di ammirazione.

Nell'introduzione, Montanelli (certamente autore della medesima, mentre la scrittura del libro è da attribuirsi principalmente a Cervi) ha un tono cupo. Complessivamente, tale introduzione non è forse uno dei migliori pezzi montanelliani, ma propone un'idea non frequentissima: la guerra non fu solo una pessima prova dei comandi, il che è senz'altro vero, ma anche del popolo, che non seppe combattere e meritò la sconfitta.

Così Montanelli conclude la sua premessa: "L'Italia non aveva mai dato di sé uno spettacolo tanto miserando. Nessun capitolo della sua Storia è più umiliante, vergognoso e, specie per chi ne fu partecipe, più doloroso da rievocare". Come spesso accade con Montanelli, sintesi lapidaria che rivela il vero.
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