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Language
Italian/English
Translator
Delfina Vezzoni
Publishing house
Feltrinelli
Publication year
1963
Position in the list
6
The Review
"If I were a younger man, I would write a history of human stupidity..."
Eccolo, il libro sulla stupidità umana di Vonnegut. D'accordo, tutti i libri di Vonnegut sono libri sulla stupidità umana a ben guardare, ma qui tale stupidità viene condotta alle estreme conseguenze. Cosa succederebbe se uno scienziato geniale, genialmente stupido, inventasse l'arma apocalittica definitiva, lasciandola poi in eredità ai suoi stupidi, spaventati figlioli? E se questi la portassero su un'indolente isola caraibica, dominata da un dittatore sanguinario e da un santone irreprensibilmente bugiardo?
Non ci vuole molto a immaginarlo; del resto, il XIV capitolo del Libro di Bokonon si interroga su quale speranza un uomo saggio possa avere per l'umanità, presa in considerazione l'esperienza dell'ultimo milione di anni. Non ci vuole molto a leggere tale capitolo, è composto solo da una parola e un punto: Nessuna.
Ecco, il Bokononismo, questa religione inventata... inventata al pari di tutte le altre, ok, ma a differenza delle altre consapevole di esserlo, basata com'è su verità che altro non sono che dichiarate, spudorate bugie... il Bokononismo, dicevo, i cui principi sottendono tutto il libro, è forse una delle invenzioni più geniali dell'autore: non ci sono alieni, qui, a commentare la follia umana, solo i precetti dolceamari di un libro calypso ad illustrarla. Precetti che hanno una forza dirompente, tale da far a volte dimenticare che non si tratta d'altro che di complete menzogne.
E quindi no, non c'è speranza per nessuno, non per il narratore, John detto Jonah, non per i membri della sua variopinta Karass (oh, io ve l'ho detto che i principi bokononisti sottendo tutta l'opera), non per l'umanità intera: è sempre Bokonon a dirci che quando migliaia di persone seguono uno Stuppa, uno stupido, il risultato è Duffle, una sorte molto, molto sgradevole.
"...and I would climb to the top of Mount McCabe and lie down on my back with my history for a pillow; and I would take from the ground some of the blue-white poison that makes statues of men; and I would make a statue of myself, lying on my back, grinning horribly, and thumbing my nose at You Know Who."
Eccolo, il libro sulla stupidità umana di Vonnegut. D'accordo, tutti i libri di Vonnegut sono libri sulla stupidità umana a ben guardare, ma qui tale stupidità viene condotta alle estreme conseguenze. Cosa succederebbe se uno scienziato geniale, genialmente stupido, inventasse l'arma apocalittica definitiva, lasciandola poi in eredità ai suoi stupidi, spaventati figlioli? E se questi la portassero su un'indolente isola caraibica, dominata da un dittatore sanguinario e da un santone irreprensibilmente bugiardo?
Non ci vuole molto a immaginarlo; del resto, il XIV capitolo del Libro di Bokonon si interroga su quale speranza un uomo saggio possa avere per l'umanità, presa in considerazione l'esperienza dell'ultimo milione di anni. Non ci vuole molto a leggere tale capitolo, è composto solo da una parola e un punto: Nessuna.
Ecco, il Bokononismo, questa religione inventata... inventata al pari di tutte le altre, ok, ma a differenza delle altre consapevole di esserlo, basata com'è su verità che altro non sono che dichiarate, spudorate bugie... il Bokononismo, dicevo, i cui principi sottendono tutto il libro, è forse una delle invenzioni più geniali dell'autore: non ci sono alieni, qui, a commentare la follia umana, solo i precetti dolceamari di un libro calypso ad illustrarla. Precetti che hanno una forza dirompente, tale da far a volte dimenticare che non si tratta d'altro che di complete menzogne.
E quindi no, non c'è speranza per nessuno, non per il narratore, John detto Jonah, non per i membri della sua variopinta Karass (oh, io ve l'ho detto che i principi bokononisti sottendo tutta l'opera), non per l'umanità intera: è sempre Bokonon a dirci che quando migliaia di persone seguono uno Stuppa, uno stupido, il risultato è Duffle, una sorte molto, molto sgradevole.
"...and I would climb to the top of Mount McCabe and lie down on my back with my history for a pillow; and I would take from the ground some of the blue-white poison that makes statues of men; and I would make a statue of myself, lying on my back, grinning horribly, and thumbing my nose at You Know Who."