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Language
Italian
Publishing house
Rusconi
Publication year
1875
Position in the list
7
The Review
1 voted this review
Sì, c'è il Capitano Nemo. Quanto è figo il Capitano Nemo? Tantissimo, non si discute, un personaggio talmente badass da costringere il suo autore a ripescarlo dal Maelstrom e a rimetterlo in scena, dandogli un nome e una storia*. E poi c'è Ayrton, anche se il povero Ayrton non se lo ricorda quasi mai nessuno. Ayrton chi? Appunto.
E poi c'è Cyrus Smith. Non è un caso, se volete dar retta all'umile sottoscritto, che Nemo e Smith si incontrino, che sia all'ingegnere americano che l'ingegnere indiano si confessi e che a lui, e ai suoi compagni, chieda l'assoluzione. Due immagini speculari, Smith e Nemo, due menti brillanti impegnate in una guerra, l'uno per il progresso umano e la propria patria invischiata nella guerra civile, l'altro per una spietata vendetta personale, contro tutto e tutti. L'uno in grado di ricreare una società nella natura selvaggia, con la speranza di tornare nel mondo degli uomini, l'altro che al mondo degli uomini ha voltato per sempre le spalle, chiudendosi nel suo scrigno sottomarino mobile.
Poi certo c'è tutto il resto, ci sono i compagni dell'ingegnere, per lo più lì a farsi salvare da lui, e c'è l'Isola Lincoln, inferno e paradiso, pronta ad essere soggiogata dal superiore ingegno umano che a nulla si piega, e che è in grado di sfruttare ogni risorsa, ogni filo d'erba o esemplare animale per trionfare. Un'immagine che a distanza di quasi due secoli potrebbe far sorridere, se non facesse accapponare la pelle.
Le parti in cui i naufraghi lottano per accendere un fuoco, o per fabbricare mattoni, potrebbero sembrare le più deboli o noiose, ma sono probabilmente quelle in cui l'autore, instancabile positivista figlio del suo tempo, ha riversato la sua maggiore passione e sono il vero cuore del libro, sempre se date retta a me.
Difficile dare un giudizio finale a un libro scritto in un'altra epoca, remota eppure praticamente dietro l'angolo, un libro, certo, pensato per i ragazzi, e che se letto da ragazzi resta piantato in mente per sempre, anche se col passare del tempo magari te ne scordi, e che (ri)letto da adulti di nuovo trascina lontano, a sognare un pacifico mondo di progresso che non è mai esistito e grandi uomini che non sono mai nati. Difficile dare un giudizio ma ci provo lo stesso, e quel giudizio è: capolavoro assoluto.
* Magari è cosa nota ai più, io l'ho scoperto solo di recente, ma nell'idea originale di Verne Nemo doveva essere un nobile polacco in guerra personale con la Russia che gli aveva devastato la madrepatria. Solo che l'editore aveva paura che i Russi si offendessero, e l'autore fu quindi costretto a trasformarlo in un principe indiano. Questo genera qualche incongruenza narrativa, ma soprattutto fa molto ridere che un editore francese di fine ottocento sia andato a dire a Verne "Mais non, Monsieur, così i Russi si incazzano, non possiamo mica far incazzare i Russi! Facciamo incazzare gli Inglesi piuttosto."
E poi c'è Cyrus Smith. Non è un caso, se volete dar retta all'umile sottoscritto, che Nemo e Smith si incontrino, che sia all'ingegnere americano che l'ingegnere indiano si confessi e che a lui, e ai suoi compagni, chieda l'assoluzione. Due immagini speculari, Smith e Nemo, due menti brillanti impegnate in una guerra, l'uno per il progresso umano e la propria patria invischiata nella guerra civile, l'altro per una spietata vendetta personale, contro tutto e tutti. L'uno in grado di ricreare una società nella natura selvaggia, con la speranza di tornare nel mondo degli uomini, l'altro che al mondo degli uomini ha voltato per sempre le spalle, chiudendosi nel suo scrigno sottomarino mobile.
Poi certo c'è tutto il resto, ci sono i compagni dell'ingegnere, per lo più lì a farsi salvare da lui, e c'è l'Isola Lincoln, inferno e paradiso, pronta ad essere soggiogata dal superiore ingegno umano che a nulla si piega, e che è in grado di sfruttare ogni risorsa, ogni filo d'erba o esemplare animale per trionfare. Un'immagine che a distanza di quasi due secoli potrebbe far sorridere, se non facesse accapponare la pelle.
Le parti in cui i naufraghi lottano per accendere un fuoco, o per fabbricare mattoni, potrebbero sembrare le più deboli o noiose, ma sono probabilmente quelle in cui l'autore, instancabile positivista figlio del suo tempo, ha riversato la sua maggiore passione e sono il vero cuore del libro, sempre se date retta a me.
Difficile dare un giudizio finale a un libro scritto in un'altra epoca, remota eppure praticamente dietro l'angolo, un libro, certo, pensato per i ragazzi, e che se letto da ragazzi resta piantato in mente per sempre, anche se col passare del tempo magari te ne scordi, e che (ri)letto da adulti di nuovo trascina lontano, a sognare un pacifico mondo di progresso che non è mai esistito e grandi uomini che non sono mai nati. Difficile dare un giudizio ma ci provo lo stesso, e quel giudizio è: capolavoro assoluto.
* Magari è cosa nota ai più, io l'ho scoperto solo di recente, ma nell'idea originale di Verne Nemo doveva essere un nobile polacco in guerra personale con la Russia che gli aveva devastato la madrepatria. Solo che l'editore aveva paura che i Russi si offendessero, e l'autore fu quindi costretto a trasformarlo in un principe indiano. Questo genera qualche incongruenza narrativa, ma soprattutto fa molto ridere che un editore francese di fine ottocento sia andato a dire a Verne "Mais non, Monsieur, così i Russi si incazzano, non possiamo mica far incazzare i Russi! Facciamo incazzare gli Inglesi piuttosto."