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Book
Fiction, Poetry
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Language
Italian
Translator
Francesco Saba Sardi
Publishing house
Bompiani
Publication year
1977
Position in the list
1
The Review
2 voted this review
Di solito ci si approccia a questo libro aspettandosi qualcosa di simile a Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit... e non ci si capisce una sega. Capita a tutti ed è normale.
Perché gli altri due romanzi cardine di Tolkien, peraltro intimamente connessi al Silmarillion, sono per l'appunto romanzi: raccontano una storia con protagonisti facilmente memorizzabili, un intreccio compiuto con un inizio e una fine, fatti cronologicamente circostanziati.
Il Silmarillion, no. Il Silmarillion non è un romanzo ma un libro di storia: la storia mitica di un posto che non esiste. Una storia che parte dalla creazione del Mondo, ad opera come tutti sanno di Eru Iluvatar e del coro degli Ainur, e prosegue con il susseguirsi delle Ere, narrando delle migrazioni degli Elfi, della forgiatura delle leggendarie Gemme, delle guerre che sconvolsero il mondo...
Almeno al primo approccio, richede, temo, di prendere appunti, di realizzare qualche mappa concettuale e, sì, di mandare a memoria almeno alcuni dei nomi delle principali "etnie" di Elfi e Uomini.
Per chi ha la pazienza di farlo, però, questo libro svela letteralmente un mondo di struggente bellezza, di eroi tremendamente umani (anche quando sono immortali) e di gesta che poco hanno da invidiare ai miti greci, e che come i miti greci resteranno per sempre impressi nella mente di chi li legge.
Basta che non vi aspettiate il lieto fine, perché per quello c'è bisogno di Frodo e Sam, in un altro libro.
PS: la traduzione italiana è una roba lisergica, personalmente ci sarei pure affezionato, ma nella sua criptica difficoltà, nella scelta di parole incredibilmente e inutilmente difficili e nella ricerca di locuzioni barocche, non rende giustizia alla limpida semplicità dell'originale, ma a meno di non andarsi a cercare traduzioni bootleg (ce ne sono), o podcast che pazientemente narrino a voce la storia (ci sono anche quelli, nel caso cercate “Cronache dalla terra di mezzo”) l'edizione italiana al momento quella è...
Aurë entuluva!
Perché gli altri due romanzi cardine di Tolkien, peraltro intimamente connessi al Silmarillion, sono per l'appunto romanzi: raccontano una storia con protagonisti facilmente memorizzabili, un intreccio compiuto con un inizio e una fine, fatti cronologicamente circostanziati.
Il Silmarillion, no. Il Silmarillion non è un romanzo ma un libro di storia: la storia mitica di un posto che non esiste. Una storia che parte dalla creazione del Mondo, ad opera come tutti sanno di Eru Iluvatar e del coro degli Ainur, e prosegue con il susseguirsi delle Ere, narrando delle migrazioni degli Elfi, della forgiatura delle leggendarie Gemme, delle guerre che sconvolsero il mondo...
Almeno al primo approccio, richede, temo, di prendere appunti, di realizzare qualche mappa concettuale e, sì, di mandare a memoria almeno alcuni dei nomi delle principali "etnie" di Elfi e Uomini.
Per chi ha la pazienza di farlo, però, questo libro svela letteralmente un mondo di struggente bellezza, di eroi tremendamente umani (anche quando sono immortali) e di gesta che poco hanno da invidiare ai miti greci, e che come i miti greci resteranno per sempre impressi nella mente di chi li legge.
Basta che non vi aspettiate il lieto fine, perché per quello c'è bisogno di Frodo e Sam, in un altro libro.
PS: la traduzione italiana è una roba lisergica, personalmente ci sarei pure affezionato, ma nella sua criptica difficoltà, nella scelta di parole incredibilmente e inutilmente difficili e nella ricerca di locuzioni barocche, non rende giustizia alla limpida semplicità dell'originale, ma a meno di non andarsi a cercare traduzioni bootleg (ce ne sono), o podcast che pazientemente narrino a voce la storia (ci sono anche quelli, nel caso cercate “Cronache dalla terra di mezzo”) l'edizione italiana al momento quella è...
Aurë entuluva!