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Language
italian
Publishing house
Einaudi
Position in the list
4
The Review
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Jared Diamond possiede una dote rara, soprattutto in questi tempi selvaggi: di fronte ad un'ipotesi che sembra un po' una ca*ata, tipo che la pasta vada bollita per due ore, metti, non si mette a strillare, ma si chiede sinceramente se non sia in realtà una buona idea, e la analizza e sviscera senza eccessivi pregiudizi. Magari per poi definirla effettivamente una ca*ata.

L'ipotesi di partenza di questo libro non riguarda (forse purtroppo) la cottura della pasta ma il tema leggermente più serio delle differenze tra le società umane, e più specificamente le differenze nel livello di sviluppo e quindi di successo che diverse società in diverse parti del mondo mostrano oggi. O, posta nei termini di Diamond, se oggi gli europei (e i loro discendenti) hanno un tenore di vita innegabilmente più alto degli aborigeni australiani, dei nativi americani o di innumerevoli popoli spazzati via dalla storia, è merito di una loro connaturata superiorità?

Questa non è una domanda facile per per chi studia antropologia: dopo due secoli di asservimento ai colonialismi, in cui hanno prodigato ogni energia per tentare di provare *esattamente questo*, oggi gli antropologi cercano di girare al largo da qualunque questione contenga le parole "successo", "superiorità" o simili. Diamond no. Diamond, con freddo rigore, mette in fila fatti, dati, ipotesi, costruisce tabelle di areali di piante e animali, analizza climi e caratteristiche geografiche e giunge a smontare del tutto ogni ipotesi che voglia vedere differenze congenite nell'intelligenza, capacità di adattamento, propensione al successo dei diversi gruppi umani: il processo che ha portato alcuni a possedere i fucili, e altri no, deriva dal fatto che gli antenati di alcuni abbiano avuto accesso a cereali, animali da soma, e malattie infettive, ed altri no.

Il libro si lancia così in una appassionante disamina della storia umana degli ultimi 10 o 15 mila anni, una storia che NON dipende dagli uomini che credono di farla, ma dalla distribuzione delle specie animali e vegetali, dalla facilità o difficoltà della loro diffusione attraverso areali contigui, e della conseguenta nascita (o non nascita) di vita sedentaria, città, scrittura, vita organizzata, armi, acciaio, e malattie.

Un libro illuminante, non solo per mettere a tacere i vari imbecilli sostenitori di teorie razziali (cosa che comunque non fa mai male), e neanche solo per ridimensionare l'orgoglio specista di noi tronfi esseri umani, ma anche, e soprattutto, per gettare luce sulle cause profonde, profondissime della nostra storia, e quindi in definitiva anche del nostro mondo moderno. Un mondo che dipende da geografia, clima, piante, animali e microbi molto, ma molto più di quanto ci piaccia ammettere.
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