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Caio Ottavio Turino, figlio adottivo di Caio Giulio Cesare, è in realtà il figlio politico di Pompeo, il giovane macellaio, che a 23 arruolò 3 legioni private per schierarsi con Silla nella guerra civile.
Sembrerebbe strano ma Augusto più che prendere le mosse da Cesare in realtà ripercorre il percorso politico di Pompeo Magno, prima come signore della guerra per finire poi come campione del senato e degli ottimati.
Il libro di Ronald Syme, fondamentale per capire il passaggio dalla repubblica al principato, prende le mosse non da uno scontro tra individui e personalità, che è sempre una visione ingenua e elementare della storia, ma uno sguardo allargato su un processo politico frastagliatissimo.
La rivoluzione romana, quella che cambierà Roma e la porterà alla definitiva gestione di un impero, vede uno scontro tra fazioni e personaggi minori, innumerevoli, che si scontrano e si confondono fino ad arrivare a maxigruppi, da cui ne uscirà appunto la fazione più rivoluzionaria.
Da Silla a Mario, sinteticamente si passa a Catilina e Cicerone, per finire nell'epico scontro tra Cesare, che ancora si muove con le logiche e in un contesto repubblicano, contro i nobiles e il senato capeggiati da Pompeo.
La vera rivoluzione, che rivolgerà Roma come un calzino, la si avrà con la fazione di Caio Ottaviano, il portavoce della società di mezzo, fatta di provinciali, cavalieri, finanzieri, pubblicani e lestofanti che brigherà per il potere, e lo raggiungerà attingendo dal grande capitale politico lasciato da Cesare come campione del popolo e dei populares.
Maestro dell'inganno, Ottaviano prima sfrutta Cicerone e il Senato in funzione anti Marco Antonio, ponendosi sotto l'ala della repubblica e dei liberatori, per poi passare subito dopo ad un accordo con Marco Antonio ed arrivare persino al colpo di stato presentandosi con 3 legioni private a Roma e davanti al senato. Forzando la sua elezione a console si accorda per un triumvirato legale e sotto i crismi della legge, per arrivare prima ad estromettere il collega Lepido, e poi finire il lavoro distruggendo Marco Antonio con la scusa di Cleopatra.
Da gelido, spregiudicato, calcolatore e freddamente sanguinario usa il mito fondativo di Azio per inaugurare una nuova era di Roma sotto il segno della fine di ogni fazione, perché è rimasta solo la sua, e modificare le leve politiche e costituzionali.
Ma non sarà il solo, perché da solo nessuno può governare né Roma né tanto meno un impero. Lo farà con i suoi stretti e più fidati collaboratori, stritolando a poco a poco il corpo repubblicano.
Non saranno anni semplici quelli del decennio dopo Azio, perché il suo delicatissimo disegno politico può morire da un momento all'altro, soprattutto per frizioni interne alla fazione, in cui molti sgomitano e alcuni ritengono di non essere adeguatamente ricompensati.
Ma finissimo politico Ottaviano Cesare ne uscirà Augusto e padre della patria, spogliandosi di tutti gli aspetti esteriori del potere, che avevano portato al tirannicidio di Cesare, per rivestire i panni effettivi ma non vistosi dell'imperio: l'imperium proconsulare maius, per essere a capo dell'esercito, e la tribunicia potestas, per essere il capo del popolo.
Ronald Syme, in quello che è forse il libro più importante del ventesimo secolo su Augusto, ci spiega l'effettiva rivoluzione romana, e del come e del perché dopo una crisi costituzionale che parte dai gracchi vi siano tutta una serie di potentati e di fazioni che sotto le parole di libertas e repubblica ricercano il potere e l'ambizione personale.
Ma ne usciranno i più furbi e i più spietati, e tra questi ne è il degno capo e portavoce il sinistro Caio Cesare Ottaviano Augusto.
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