Recommended
Position in the list
5
The Review
Chi è Giuliano l'Aposta, il traditore, questa figura strana e quasi fuori posto tra gli imperatori romani non solo dopo Costantino? Dopo la grande trasformazione dell'impero romano Giuliano è una figura contrastante, anche per il suo breve periodo di regno e per il ritratto che l'apologetica cristiana consegnerà ai posteri.
Il libro di Ignazio Tantilla è innanzitutto breve, almeno rispetto alle monografie sul tema, quasi a voler cercare di dare un immagine quanto più possibile inparziale, ed è più incentrato sulla dimensione politica più che immersa nelle controversie dottrinarie dell'epoca.
Giuliano, diversamente da molti altri imperatori, che hanno una connotazione geografia precisa, incarna in sé proprio l'ambivalenza del mondo occidentale e orientale che sono al limite dell'imminente separazione. E' infatti figlio di secondo letto di Giulio Costanzo, cugino di Costantino. Quindi se il fratellastro viene dall'unione del padre con una nobile di stirpe senatoriale romana, Giuliano è invece figlio di Basilina, nobile di provenienza del mondo greco orientale. E questo segnerà profondamente il futuro imperatore.
Egli infatti, dopo un infanzia drammatica, segnata dalla morte dei suoi familiari nell'ottica di una preminenza del ramo principale dei costantinidi, diviene ostaggio del volere del cugino, che lo assegna alla tutela ed educazioni di varie figure tra cui vescovi e maestri.
Dalla prima infanzia quindi, nell'isolamento, è immerso negli studi della cultura classica, e non riuscirà, come invece faticosamente si stava iniziando a fare nel nuovo mondo cristiano, a conciliare la nuova religione con la tradizione millenaristica culturale di cui era imbevuto, ossia con quella paideia greco romana in cui divinità, sapere, conoscenza e società erano un sistema coordinato che regolavano tutto l'universo antico, in armonia regolata tra uomo cielo e natura.
L'imperatore filosofo quindi, prima di essere associato come cesare da Costanzo II, con un ruolo per lo più di rappresentanza senza potere effettivo, frequenta le grandi città greco orientali sempre a contatto con le più avanzate scuole di filosofia, retorica ed eloquenza, alla ricerca del sapere ultimo e completo.
Ed in quel mondo, il IV secolo, in cui la nuova religione è in antitesi col vecchio sapere multipagano, in cui ancora il primo non si è completamente affermato e lo è soprattutto nelle elite culturali, c'è uno spazio ancora molto grande tra i due opposti.
Giuliano una volta al potere cercherà allora di ripristinare il vecchio, perché il nuovo Dio mal si concilia con il sapere secolare, anzi ne auspica una cesura netta. Non c'è dialettica tra i due mondi e quindi il primo deve essere completametne abbandonato e oscurato. Deve essere talmente negato da farne sparire dalla faccia della terra ogni traccia.
E questo tentativo oscurantista del nuovo pensiero religioso provoca in giuliano una reazione uguale e contraria, tanto da arrivare a proibire con un editto l'insegnamento della nuova paideia cristiana.
Ma sarà una battaglia persa, perchè per quanto il filosofo impari a maneggiare le armi nel suo ruolo di Cesare in Gallia, troverà la morte nel 363 nella spedizione contro il grande nemico orientale, la Partia.
Ed è una morte confusa nella leggenda, perché in una banale scaramuccia durante la ritirata dell'esercito da senofonte, troverà la morte colpito da un giavellotto, che storici antichi e moderni sospettano sia partito dagli stessi romani. Incidente o complotto? Intrighi di palazzo politici o religiosi?
E' una domanda che non ha una risposta definitiva, ma riporta ad allusioni, sospetti.
Was this review outstanding?
Was this review outstanding?