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Umberto Roberto in uno dei pochi libri sugli imperatori della crisi del terzo secolo si focalizza sulla figura di Diocleziano, imperatore importantissimo nella storia di Roma. Si potrebbe dire che è il punto nodale dell'evoluzione dell'impero romano, perchè con la nascita del dominato si apre la via all'inizio dell'alto medioevo.
E' necessario cambiare il sistema istituzionale e politico, perché il mondo romano è ormai pervaso da una crisi cinquantennale dove si susseguono continuamente i signori della guerra che si scannano per il potere.
Diocleziano sarà colui che sistematizzerà un nuovo modello politico, la tetrarchia, come soluzione ad un mondo in cui il centro politico di Roma diventa sempre più debole e le periferie si trovano isolate a risolvere i problemi di frontiera. Se l'imperatore è lontano e inefficace per molti versi allora diventa necessario che chi dispone di truppe assuma su di se anche le vesti del potere, diventando di fatto un “usurpatore”.
Quindi di nuovo ri-centralizzazione con un diverso assetto costituzionale, ridefinizione della suddivisione amministrativa e militare. Nuove competenze sotto controllo però del Imperatore Augusto, che sorveglierà i suoi collaboratori non piu da Roma ma da Nicomedia.
L'impero cambia faccia e l'opera di Diocleziano, poi perfezionata da Costantino, è talmente imponente che durerà negli aspetti strutturali fino al quinto secolo.
E sotto il suo impero, che dura vent'anni perchè sarà uno degli pochi potenti nella storia che abdica al potere dimettendosi, si vede anche il primo tentativo di controllo statale nell'economia, con l'inefficace editto sui prezzi.
Ma Diocleziano passa alla storia anche come il primo grande persecutore dei cristiani. A torto criminalizzato dalla Chiesa, il suo è però il tentativo di riportare il vecchio impero romano nella tradizione, ovvero in quel rapporto privilegiato tra romani, destinati al dominio, e i vecchi dei. In questo senso il cristianesimo è oggetto di persecuzione esattamente come il manicheismo, proprio perchè a Diocleziano non interessa la specificità di una religione, ma semplicemente rimediare a quell'antico patto, rotto e lo si vede nella crisi politica del terzo seoclo, tra dei e uomini. In tal senso la persecuzione, sottolinea Roberto, inizia nel 303 d.C., con i festeggiamenti del dio Terminus, il dio di ogni diritto e di ogni impegno, proprio perché Diocleziano ritiene di aver adempiuto al suo impegno di ripristinare i vecchi fasti e la antica romanitas.
E' necessario cambiare il sistema istituzionale e politico, perché il mondo romano è ormai pervaso da una crisi cinquantennale dove si susseguono continuamente i signori della guerra che si scannano per il potere.
Diocleziano sarà colui che sistematizzerà un nuovo modello politico, la tetrarchia, come soluzione ad un mondo in cui il centro politico di Roma diventa sempre più debole e le periferie si trovano isolate a risolvere i problemi di frontiera. Se l'imperatore è lontano e inefficace per molti versi allora diventa necessario che chi dispone di truppe assuma su di se anche le vesti del potere, diventando di fatto un “usurpatore”.
Quindi di nuovo ri-centralizzazione con un diverso assetto costituzionale, ridefinizione della suddivisione amministrativa e militare. Nuove competenze sotto controllo però del Imperatore Augusto, che sorveglierà i suoi collaboratori non piu da Roma ma da Nicomedia.
L'impero cambia faccia e l'opera di Diocleziano, poi perfezionata da Costantino, è talmente imponente che durerà negli aspetti strutturali fino al quinto secolo.
E sotto il suo impero, che dura vent'anni perchè sarà uno degli pochi potenti nella storia che abdica al potere dimettendosi, si vede anche il primo tentativo di controllo statale nell'economia, con l'inefficace editto sui prezzi.
Ma Diocleziano passa alla storia anche come il primo grande persecutore dei cristiani. A torto criminalizzato dalla Chiesa, il suo è però il tentativo di riportare il vecchio impero romano nella tradizione, ovvero in quel rapporto privilegiato tra romani, destinati al dominio, e i vecchi dei. In questo senso il cristianesimo è oggetto di persecuzione esattamente come il manicheismo, proprio perchè a Diocleziano non interessa la specificità di una religione, ma semplicemente rimediare a quell'antico patto, rotto e lo si vede nella crisi politica del terzo seoclo, tra dei e uomini. In tal senso la persecuzione, sottolinea Roberto, inizia nel 303 d.C., con i festeggiamenti del dio Terminus, il dio di ogni diritto e di ogni impegno, proprio perché Diocleziano ritiene di aver adempiuto al suo impegno di ripristinare i vecchi fasti e la antica romanitas.