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The Review
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"La macchia umana" è uno dei capolavori di Philip Roth, condannato a restare sempre un passo dietro a "Pastorale Americana", se non anche al famoso "Lamento di Portnoy". Ma il romanzo racchiude già in sé tutta la grandezza dell'autore e i suoi temi tipici, esaltando la capacità di Roth di essere sempre nuovo e sempre Roth.

Mi aspettavo un romanzo sul politicamente corretto, e questo cercavo; trovai un oggetto molto più profondo. La storia entra effettivamente subito nel vivo parlando di puritanesimo e idiozia perbenista, nel mezzo dello scandalo di Bill Clinton e sotto il peso mai risolto dell'eredità dei conflitti razziali, ma questo accadrà solo nelle prime pagine. Il romanzo si sviluppa attorno a un concetto che ritengo una chiave fondamentale per comprendere il mondo attuale: l'identità. Il nucleo è osservato non tanto attraverso riflessioni sociologiche, comunque presenti, quanto attraverso la pelle e la vita di Coleman Silk. Compaiono i temi tipici di Roth: l'ebraismo, il sesso e la provincia americana. Un paesaggio umanamente arido e climaticamente freddo, come una cornice indistinguibile dal quadro, attraverso la scrittura avvolgente di un narratore d'eccellenza.

Il tema dell'identità sviluppa una dimensione ulteriore fondendosi con il tema del peccato, inestirpabile dalla nostra natura, in quella che Jung avrebbe chiamato l'ombra dell'uomo, che ne cela l'inaccettabile. La società diventa un attore ostile che lotta per stanare il peccato e bruciarlo, in un folle desiderio di catarsi, con ciò soffocando la stessa natura dell'uomo, e la sua rappresentazione.

"Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui. Nulla a che fare con la disobbedienza. Nulla a che fare con la grazia o la salvezza o la redenzione. È in ognuno di noi. Insita. Inerente. Qualificante. La macchia che esiste prima del segno. Che esiste senza il segno. La macchia così intrinseca che non richiede un segno. La macchia che precede la disobbedienza, che comprende la disobbedienza e frustra ogni spiegazione e ogni comprensione. Ecco perché ogni purificazione è uno scherzo. Uno scherzo crudele, se è per questo. La fantasia della purezza è terrificante. È folle. Cos’è questa brama di purificazione, se non l’aggiunta di nuove impurità?".
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