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Fiction
Position in the list
13
The Review
Questo libro è un po' come la Discomusic: io lo amo poi lo odio, poi lo amo e poi lo odio, e poi lo apprezzo (oh, per me a Manzoni gli Elio e le Storie tese sarebbero piaciuti, ma vai a sapere).
Personalmente ho fatto definitivamente pace coi Promessi sposi grazie alla versione audio, ma di questo parlo in fondo, prima leviamoci il dente e duriamo la fatica di recensire.
Romanzo storico, scrittura edificante, manifesto dell'italia unita o quantomeno della lingua italiana moderna, questo libro di cui potreste aver sentito parlare ricuce in una trama tutto sommato deboluccia alcuni personaggi memorabili (tipo gli antagonisti), altri abbastanza scarsi (tipo i protagonisti) e buttando lì ambientazioni innegabilmente potenti. Certo, a volte il battere e ribattere sul tema della Provvidenza che aiuta gli umili (reality check: la vita vera non funziona così) a cui di fatto si azzerbina tutta la vicenda può dare fastidio alla lunga, e non aiuta il fatto che per ribadire la cosa, dei due Promessi, uno sia abbastanza un cretino e l'altra non sia pervenuta.
Ma al di là di questo resta il fatto che, vi sorprenderà saperlo, Manzoni sa scrivere, e che cosa ancor più sorprendente uno dei Padri della lingua italiana sia effettivamente uno dei Padri della cacchio di lingua italiana: scorrendo il testo non si contano i modi di dire, le espressioni, le costruzioni sintattiche che ancora oggi usiamo, generalmente senza avere la minima idea che vengano da lì. Questa facilità di linguaggio fa sì che dopo un po' il buon autore, invece che il Serioso Artefice di un Poderoso Tomo che molti si immaginano, sembri invece uno che al bar ti racconta una storia, mettendoci del suo meglio per renderla interessante. A volte la storia non è all'altezza dei suoi sforzi, e ok, e a volte il narratore sembra un po' un capo scout che vuole per forza risultare simpatico, e ok, ma a fine racconto potrebbe venirti voglia di offrirgli una birra. E questo per quanto mi riguarda è un gran complimento.
In chiusa, riprendendo quel che dicevo all'inizio, ho adorato l'audiolibro letto da Paolo Poli (si dovrebbe trovare sui principali servizi di audiobook): grazie alla voce ironica e affabulatoria del lettore le parole del testo riprendono quella freschezza che l'obbligo scolastico ha tolto loro, amplificando l'effetto racconto e aiutando a dimenticarne le debolezze.
Così ora devo due birre, una a Manzoni e un'altra a Poli. Per fortuna a Lecco qualche bar economico si dovrebbe trovare.
Personalmente ho fatto definitivamente pace coi Promessi sposi grazie alla versione audio, ma di questo parlo in fondo, prima leviamoci il dente e duriamo la fatica di recensire.
Romanzo storico, scrittura edificante, manifesto dell'italia unita o quantomeno della lingua italiana moderna, questo libro di cui potreste aver sentito parlare ricuce in una trama tutto sommato deboluccia alcuni personaggi memorabili (tipo gli antagonisti), altri abbastanza scarsi (tipo i protagonisti) e buttando lì ambientazioni innegabilmente potenti. Certo, a volte il battere e ribattere sul tema della Provvidenza che aiuta gli umili (reality check: la vita vera non funziona così) a cui di fatto si azzerbina tutta la vicenda può dare fastidio alla lunga, e non aiuta il fatto che per ribadire la cosa, dei due Promessi, uno sia abbastanza un cretino e l'altra non sia pervenuta.
Ma al di là di questo resta il fatto che, vi sorprenderà saperlo, Manzoni sa scrivere, e che cosa ancor più sorprendente uno dei Padri della lingua italiana sia effettivamente uno dei Padri della cacchio di lingua italiana: scorrendo il testo non si contano i modi di dire, le espressioni, le costruzioni sintattiche che ancora oggi usiamo, generalmente senza avere la minima idea che vengano da lì. Questa facilità di linguaggio fa sì che dopo un po' il buon autore, invece che il Serioso Artefice di un Poderoso Tomo che molti si immaginano, sembri invece uno che al bar ti racconta una storia, mettendoci del suo meglio per renderla interessante. A volte la storia non è all'altezza dei suoi sforzi, e ok, e a volte il narratore sembra un po' un capo scout che vuole per forza risultare simpatico, e ok, ma a fine racconto potrebbe venirti voglia di offrirgli una birra. E questo per quanto mi riguarda è un gran complimento.
In chiusa, riprendendo quel che dicevo all'inizio, ho adorato l'audiolibro letto da Paolo Poli (si dovrebbe trovare sui principali servizi di audiobook): grazie alla voce ironica e affabulatoria del lettore le parole del testo riprendono quella freschezza che l'obbligo scolastico ha tolto loro, amplificando l'effetto racconto e aiutando a dimenticarne le debolezze.
Così ora devo due birre, una a Manzoni e un'altra a Poli. Per fortuna a Lecco qualche bar economico si dovrebbe trovare.