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Non è una autobiografia come la si può intendere. Forse non lo è proprio, una autobiografia. Che sia il racconto di una giovinezza sì, ma è un misto fra i ricordi infantili, la magia, la storia dimenticata di un paese a noi lontano, la nascita di una cultura, la sofferenza di singole persone che diventano la sofferenza di un popolo.
La crescita della complessità narrativa è costante, è un libro che si affronta conoscendo il modo di scrivere e vivere del Sudamerica, ma se si è coscienti di questo, e si ha un minimo di esperienza fra Allende, Sepulveda e Marquez, questo libro ti fa entrare completamente dentro l'autore, non solo per gli eventi e per la vita della cultura povera me vera, ma proprio dentro la pelle, dentro le sensazioni che i legami familiari, con il paese, con il suo clima, hanno formato la sua scrittura.
Molto impegnativo, perché è etereo e crudo senza darti il tempo di accorgerti quando cambia da un registro all'altro, ma decisamente potente in quanto ti lascia addosso.
La crescita della complessità narrativa è costante, è un libro che si affronta conoscendo il modo di scrivere e vivere del Sudamerica, ma se si è coscienti di questo, e si ha un minimo di esperienza fra Allende, Sepulveda e Marquez, questo libro ti fa entrare completamente dentro l'autore, non solo per gli eventi e per la vita della cultura povera me vera, ma proprio dentro la pelle, dentro le sensazioni che i legami familiari, con il paese, con il suo clima, hanno formato la sua scrittura.
Molto impegnativo, perché è etereo e crudo senza darti il tempo di accorgerti quando cambia da un registro all'altro, ma decisamente potente in quanto ti lascia addosso.