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Book
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Language
Italiano
Translator
Stefano Tummolini
Publishing house
Fazi Editore
Series
Le Strade
Publication year
1965
Number of pages
332
Position in the list
6
The Review
2 voted this review
“Le cose non sono mai state facili, per te, vero?”
“No. Ma forse non ho neanche voluto che lo fossero”
In Stoner c'è tutto quello che la vita può dare: è triste, straziante, irritante, romantico, drammatico, rassicurante.
Fin dalla prima pagina il lettore sa che quella che sta per leggere è una storia semplice, la biografia di un uomo qualunque di cui nel giro di poche righe si conosce già la fine. Eppure, nella sua modestia, John Stoner è tutto fuorché un uomo banale.
La prosa è lineare, la trama a tratti noiosa per la sua prevedibilità, ma non si può fare a meno di immedesimarsi con il protagonista e vivere con intensa emozione le curve della sua vita. Come spesso accade in letteratura la figura femminile è portatrice di salvezza, tuttavia in Stoner sa essere anche la cartina tornasole di una dannazione da cui è impossibile scappare. Rivoluzionare la propria vita, talvolta, è impossibile.
John Williams ci porta nel Missouri del primo Novecento e svela personaggi, luoghi e abitudini che prendono forma con impressionante facilità, susseguendosi in un ritmo lento e costante che non regala colpi di scena ma trova vita nel coraggio mostrato dal protagonista.
Stoner va letto perché sa entrare nella vita di ogni uomo con estrema disinvoltura, mostrando punti di forza e debolezze senza mai dare un giudizio netto e categorico. Al contrario, arriva al fine ultimo del nostro viaggio su questa terra: l'assoluzione di tutti i peccati di coloro che ci sono stati invisi.
Frasi da segnalare:
- Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire.
- Deve ricordare chi è e chi ha scelto di essere, e il significato di quello che sta facendo. Ci sono guerre, sconfitte e vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia. Se ne ricordi, al momento di fare la sua scelta.
- Guardandola, Stoner fu assalito dalla coscienza della propria goffaggine.
- Provava un senso di remota pietà, amicizia riluttante e rispettosa consuetudine. Ma anche una tristezza dolente perché sapeva che quello spettacolo non avrebbe più suscitato in lui l’agonia del desiderio e che quella presenza non l’avrebbe più commosso come un tempo.
- Avevano imparato che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.
- Quand’era giovanissimo, Stoner pensava che l’amore fosse uno stato assoluto dell’essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l’aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezz’età, cominciava a capire che non era né un’illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento, e giorno dopo giorno, dalla sua volontà, dall’intelligenza e dal cuore.
- Camminavamo per miglia e miglia in aperta campagna, dov’era sicuro che non poteva vederci nessuno. Ma non eravamo mai davvero… insieme. Neanche quando facevamo l’amore.
- Avevano sempre creduto, senza mai porsi veramente il problema, che quando due persone si scelgono, ce n’è sempre una che subisce. Mai avevano immaginato che potessero arricchirsi l’un l’altra; e poiché l’esperienza della verità era arrivata prima della teoria, si convinsero che fosse una scoperta tutta loro.
- Li vide appostarsi davanti alle porte di servizio, con l’amarezza e la dignità di chi si reca al patibolo, per elemosinare il pane che gli avrebbe consentito di continuare a elemosinare.
“No. Ma forse non ho neanche voluto che lo fossero”
In Stoner c'è tutto quello che la vita può dare: è triste, straziante, irritante, romantico, drammatico, rassicurante.
Fin dalla prima pagina il lettore sa che quella che sta per leggere è una storia semplice, la biografia di un uomo qualunque di cui nel giro di poche righe si conosce già la fine. Eppure, nella sua modestia, John Stoner è tutto fuorché un uomo banale.
La prosa è lineare, la trama a tratti noiosa per la sua prevedibilità, ma non si può fare a meno di immedesimarsi con il protagonista e vivere con intensa emozione le curve della sua vita. Come spesso accade in letteratura la figura femminile è portatrice di salvezza, tuttavia in Stoner sa essere anche la cartina tornasole di una dannazione da cui è impossibile scappare. Rivoluzionare la propria vita, talvolta, è impossibile.
John Williams ci porta nel Missouri del primo Novecento e svela personaggi, luoghi e abitudini che prendono forma con impressionante facilità, susseguendosi in un ritmo lento e costante che non regala colpi di scena ma trova vita nel coraggio mostrato dal protagonista.
Stoner va letto perché sa entrare nella vita di ogni uomo con estrema disinvoltura, mostrando punti di forza e debolezze senza mai dare un giudizio netto e categorico. Al contrario, arriva al fine ultimo del nostro viaggio su questa terra: l'assoluzione di tutti i peccati di coloro che ci sono stati invisi.
Frasi da segnalare:
- Sua madre sopportava la vita con pazienza, come una lunga disgrazia destinata a finire.
- Deve ricordare chi è e chi ha scelto di essere, e il significato di quello che sta facendo. Ci sono guerre, sconfitte e vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia. Se ne ricordi, al momento di fare la sua scelta.
- Guardandola, Stoner fu assalito dalla coscienza della propria goffaggine.
- Provava un senso di remota pietà, amicizia riluttante e rispettosa consuetudine. Ma anche una tristezza dolente perché sapeva che quello spettacolo non avrebbe più suscitato in lui l’agonia del desiderio e che quella presenza non l’avrebbe più commosso come un tempo.
- Avevano imparato che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.
- Quand’era giovanissimo, Stoner pensava che l’amore fosse uno stato assoluto dell’essere a cui un uomo, se fortunato, poteva avere il privilegio di accedere. Durante la maturità, l’aveva invece liquidato come il paradiso di una falsa religione, da contemplare con scettica ironia, soave e navigato disprezzo, e vergognosa nostalgia. Arrivato alla mezz’età, cominciava a capire che non era né un’illusione né uno stato di grazia: lo vedeva come una parte del divenire umano, una condizione inventata e modificata momento per momento, e giorno dopo giorno, dalla sua volontà, dall’intelligenza e dal cuore.
- Camminavamo per miglia e miglia in aperta campagna, dov’era sicuro che non poteva vederci nessuno. Ma non eravamo mai davvero… insieme. Neanche quando facevamo l’amore.
- Avevano sempre creduto, senza mai porsi veramente il problema, che quando due persone si scelgono, ce n’è sempre una che subisce. Mai avevano immaginato che potessero arricchirsi l’un l’altra; e poiché l’esperienza della verità era arrivata prima della teoria, si convinsero che fosse una scoperta tutta loro.
- Li vide appostarsi davanti alle porte di servizio, con l’amarezza e la dignità di chi si reca al patibolo, per elemosinare il pane che gli avrebbe consentito di continuare a elemosinare.