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The Review
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Sandro Penna è un poeta dalla parola senza peso e senza storia, un puro canto. La sua straordinarietà, più che nel suo talento, mi è sempre sembrata consistere in questa assoluta estraneità a qualunque realtà non dettata dal desiderio e dalla pura vita. La facilità della sua poesia, con una perfezione lirica indifferente a ogni dato formale, e spesso quasi con l’intonazione della canzonetta, è talmente eccentrica – anche considerando le caratteristiche della biografia di Penna, della sua marginalità, della sua indigenza – da apparire qualcosa di indipendente dalla sua vicenda umana, anzi di indipendente proprio da tutto. Non ho mezzi sufficienti per giudicare la sua grandezza letteraria, ma sono sempre stato impressionato dalla totale continuità (senza balzi, senza differenze sostanziali, senza tempo) della sua produzione poetica. È un poeta meno “mio” di altri – massimamente Caproni – ma più stupefacente di qualunque altro come fenomeno letterario tra quelli che mi sia capitato di incrociare.
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