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The Review
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È un romanzo minore di un autore considerato minore (o non maggiore) nella storia del secondo novecento italiano, che io incontrai ragazzino come epico cronista sportivo sulle pagine de La Stampa (ma secondo nei miei gusti al grande Vladimiro Caminiti del Guerin Sportivo). Poi iniziai a leggerlo assiduamente, insieme ad altri scrittori piemontesi, da Fenoglio e Pavese, come parte dell’apprendistato a una identità acquisita, da mezzo sangue siculo-torinese, ma più mia di qualunque altra. In una letteratura un po’ picaresca e un po’ dissociata, piena di “fenomeni” e di anime perse, come quella di Arpino, i personaggi di questo libro hanno una strana normalità rassegnata e vibrante (sono tutti quel che devono essere – e sembrano saperlo e se ne animano), che forse i critici riterranno (a ragione) troppo “telefonata”, ma per me, quando lessi il libro quindicenne, segnò la scoperta di tante cose, forse non eccezionali, ma importanti, anzi decisive.
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