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Tra le fissazioni di Pannella c’era la figura di Ernesto Rossi, che era intellettualmente opposta a quella di Pannella e pure quella da lui ostentatamente più venerata. Tutti gli “autori” di Pannella – da Croce, a Bergson – erano estranei o invisi a Rossi, che era un positivista molto ottocentesco, allergico alla filosofia idealistica e a qualunque inquietudine religiosa, con la tempra e la cultura trasversale – giuridica, economica e politica – di un militante risorgimentale, che non avrebbe sfigurato tra gli eroi della Repubblica romana.
Quando lessi questo libro, che è la raccolta dell’incredibile epistolario di Rossi con la moglie e la madre nella sua lunga prigionia dal 1930 al 1943, ne rimasi letteralmente folgorato, perché rappresentava la prova della resistenza di uno spirito irriducibile anche tra le restrizioni e le angherie del regime.
Le pagine più belle per me sono le lunghe corrispondenze con la moglie, insegnante di matematica, per comprendere i fondamenti delle teorie economiche che gli stavano a cuore e che rappresentarono sempre il centro della sua riflessione politica. E io ero letteralmente esterrefatto pensando a questo matto che, nel pieno degli anni ’30, si scervellava dietro le sbarre per studiare matematica e trovarsi pronto all’appuntamento con il futuro dell’Italia, che peraltro solo un matto come lui avrebbe potuto immaginare e concepire dal buio di una galera fascista negli anni in cui, appunto, solo i matti non erano fascisti.
Quando lessi questo libro, che è la raccolta dell’incredibile epistolario di Rossi con la moglie e la madre nella sua lunga prigionia dal 1930 al 1943, ne rimasi letteralmente folgorato, perché rappresentava la prova della resistenza di uno spirito irriducibile anche tra le restrizioni e le angherie del regime.
Le pagine più belle per me sono le lunghe corrispondenze con la moglie, insegnante di matematica, per comprendere i fondamenti delle teorie economiche che gli stavano a cuore e che rappresentarono sempre il centro della sua riflessione politica. E io ero letteralmente esterrefatto pensando a questo matto che, nel pieno degli anni ’30, si scervellava dietro le sbarre per studiare matematica e trovarsi pronto all’appuntamento con il futuro dell’Italia, che peraltro solo un matto come lui avrebbe potuto immaginare e concepire dal buio di una galera fascista negli anni in cui, appunto, solo i matti non erano fascisti.