Position in the list
4
The Review
1 voted this review
Ho incrociato questo libro e questo autore per puro caso, tra i testi di un esame universitario di filosofia. Io, che era un giovane europeista molto diffidente del pensiero politico platonico e della sua natura potenzialmente totalitaria, ne fui incuriosito. Avevo sentito nominare Patocka di rimbalzo, come uno dei nomi più rilevanti della dissidenza cecoslovacca. Mentre studiavo questo libro scoprii che Patocka era stato il vero maestro politico di Václav Havel e il padre del Movimento Charta ‘77, per cui fu incarcerato e probabilmente torturato fino a morirne dopo poco tempo, proprio all’inizio del 1977.
Era un filosofo di prima grandezza, osteggiato per tutta la sua vita e costretto di fatto a un insegnamento clandestino. La sua idea è che Praga fosse il cuore del continente e che da quel cuore pulsasse l’idea filosofica dell’Europa. La “cura dell’anima”, nell’accezione prima socratica e poi platonica, è per Patocka l’esperienza storica che ha fondato il senso e il destino dell’identità europea, in un rapporto tra la verità e la vita che non appartiene alla dimensione speculativa e interiore, ma a quella politica e sociale.
Da quel pensiero Havel trasse la sua idea di “vita nella verità”, non come ideale metafisico-religioso, ma come affermazione della irriducibile “sovrabbondanza” della libertà umana rispetto a qualunque ordine totalitario. E di quel pensiero è impastata anche la costituzione materiale dell’Unione europea, che, con tutti i suoi difetti e le sue incompletezze, è una invenzione storica che nasce proprio dall’idea della subordinazione del potere alla libertà, cioè dell’affermazione politica dei diritti umani, come “espressione di vita” collettiva.
Era un filosofo di prima grandezza, osteggiato per tutta la sua vita e costretto di fatto a un insegnamento clandestino. La sua idea è che Praga fosse il cuore del continente e che da quel cuore pulsasse l’idea filosofica dell’Europa. La “cura dell’anima”, nell’accezione prima socratica e poi platonica, è per Patocka l’esperienza storica che ha fondato il senso e il destino dell’identità europea, in un rapporto tra la verità e la vita che non appartiene alla dimensione speculativa e interiore, ma a quella politica e sociale.
Da quel pensiero Havel trasse la sua idea di “vita nella verità”, non come ideale metafisico-religioso, ma come affermazione della irriducibile “sovrabbondanza” della libertà umana rispetto a qualunque ordine totalitario. E di quel pensiero è impastata anche la costituzione materiale dell’Unione europea, che, con tutti i suoi difetti e le sue incompletezze, è una invenzione storica che nasce proprio dall’idea della subordinazione del potere alla libertà, cioè dell’affermazione politica dei diritti umani, come “espressione di vita” collettiva.